Il Diavolo, certamente – Al Vittoria c’è puzza di zolfo!

Il Diavolo, certamente – Al Vittoria c’è puzza di zolfo!

Sei passeggeri in cerca di un destino, sei storie da raccontare, sei accidenti apparentemente fortuiti, di quelli che basta un soffio leggero, solforico, a cambiare e rovesciare gli esiti e i ruoli. In uno scompartimento del treno Palermo Milano cinque perfetti estranei si ritrovano a trascorrere le lunghe, noiose ore del viaggio e si volentieri adattano, garbatamente sollecitati dall’elegante sconosciuto del posto numero sei (scompartimento sei, della carrozza numero sei), a raccontarsi l’un l’altro le proprie e le altrui storie: storie piccole e a volte meschine, ma sempre marcate da quel quid, quell’imprevisto punto di svolta che cambia, e per sempre, il destino dei protagonisti. Il caso: forse no, il diavolo certamente.

La pièce è tratta da un’amata antologia di Andrea Camilleri, omonima: 33 racconti (di 3 pagine ciascuno) da cui Claudio Pallottini (adattamento) e Stefano Messina (regia) scelgono le sei vicende narrate, con toni più o meno aspri o malinconici, ironici o fatalisti. È l’occasione per una galleria di personaggi che va dal curato di provincia, grande comunicatore dal grande (fatale) inciampo alla segretaria troppo zelante (e gelosa del suo direttore), dal fedifrago tradito da una somiglianza criminale al ritrovarsi dolceamaro degli amanti perduti. E così quel  microcosmo ferroviario, dalle poltrone di velluto rosso e le rastrelliere stipate di bagagli, s’allarga a disegnare una piccola, beffarda mappa delle miserie umane e degli accidenti rivelatori, tra i fischi laceranti dei treni in stazione e gli altoparlanti rauchi e frettolosi che stridono fuori dal finestrino.

E, in certo modo, anche un racconto d’altri tempi, quando viaggiare non era low cost, ma era slow, lento: con il tempo di sonnecchiare mentre di là dal finestrino sfilavano campagne e paesi, oppure attaccare chiacchiera con i vicini, nella consapevole libertà di poter dire ed ascoltare, senza impegno e, una volta scesi a destinazione, senza memoria.

Qui invece i nostri viaggiatori si scoprono poco a poco compagni non solo di viaggio, ma di destino: ciascuno legato – più o meno direttamente – dal tiro mancino che il caso (no, il Diavolo, certamente) cinico e baro gli ha giocato, spesso solo burlone, altrove disvelatore delle ipocrisie e dei cattivi pensieri. Perché in fin dei conti la tentazione viene sempre proposta, mai imposta, e a scrivere le nostre vite siamo sempre e solo noi.

Quanto alla messa in scena della compagnia Attori&Tecnici del Vittoria, questa risulta molto rispettosa del testo originale e dei suoi toni. Peccato che, nonostante le interpretazioni schiette e a tutto tondo (per non dire quanto versatili, in quel continuo cambiar di panni degli attori da una storia all’altra), la pièce finisca per soffrire un poco nel ritmo e nei toni dei dialoghi, a tratti un poco sfilacciati o discronici, con danno della scorrevolezza e degli esiti comici, non sempre all’altezza del testo.

Adattamento dal testo di Andrea Camilleri: Claudio Pallottini

Regia di Stefano Messina

Con: Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin

Al Teatro Vittoria, fino al 28 Gennaio

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook