“Canto di Natale”, la più bella fiaba mai raccontata

“Canto di Natale”, la più bella fiaba mai raccontata
Foto di scena. Ph: Mauro De Maio

Ebbene sì, lo confesso. Quando il vecchio Ebenezer Scrooge, il camaleontico Alessio Chiodini, ha gridato, finalmente, felice, “Buon Natale!”, mi sono commossa. Mai fu scritta una più semplice, irreale, immaginifica fiaba sul Natale come quella di Charles Dickens, colui che inventò il romanzo dei tempi moderni. Ed è proprio lui che ci introduce nella storia del tapino Ebenizer, colui che odiava il Natale, che odiava la felicità, quella felicità che mai aveva potuto avere, che aveva solo sfiorato, rinnegandola per il successo personale.

Ma Scrooge in realtà non è cattivo, ha solo dimenticato la felicità. In suo aiuto arrivano, in una notte buia e tempestosa, tutti i fantasmi della sua vita che gli impongono, a malavoglia, di ricordare chi era quell’Ebenezar giovane e pieno di ardore e di voglia di vivere il presente. Per primo gli appare il suo socio, avaro come lui, Marley, addobbato con catene e lucchetti, quegli arnesi che hanno impedito a lui come a Scrooge di godere dell’amore per gli altri. Lo ammonisce Marley che per lui è in arrivo una punizione più pesante della sua ma gli annuncia la visita di tre fantasmi che lo potranno aiutare nella sua redenzione, prima che sia troppo tardi. Il vecchio Scrooge, impaurito, si addormenta ma allo scoccare dell’una ecco che arriva il primo fantasma, lo spirito del Natale Passato. Costui lo riporta indietro nel tempo, quando Scrooge era in collegio solo e dimenticato. Scrooge si ritrova poi ai tempi di quando era apprendista contabile dal Signor Fezziwig e la sua dolce figlia, Isabel, innamorata di lui. La sua sete di arrivismo però è talmente elevata da far sì che Isabel, non riconoscendo in lui quello che era un tempo, lo lasci solo.

Quando Scrooge si sveglia dall’incubo crede di aver fatto solo un brutto sogno, ma ecco che si presenta a lui lo spirito del Natale Presente che lo porta a scoprire come suo nipote Fred e, soprattutto, il suo impiegato Cratchit trascorrono la notte di Natale. Scoprirà che il giudizio di Fred e di sua moglie non è dei più lusinghieri ma anche che il suo umile impiegato, nonostante la povertà e la malattia di suo figlio Tim, è pieno di amore e gode di quel poco che può donare alla sua famiglia.

Scrooge è scosso da questa visione ma ciò ancora non basta, nonostante i suoi tentennamenti, a fargli cambiare idea sul Natale è in agguato lo spirito del Natale Futuro. Un mantello nero lo ricopre fino sul volto, non parla lo spirito ma gli  mostra quello che accadrà se lui insisterà a perseverare nella sua grettezza. Il povero Tim, a causa del misero salario del padre, non potrà curarsi e morirà e lui, vecchio e solo, anche morirà, inviso e dimenticato da tutti .

E’ allora che scatta la scintilla, che Scrooge si trasforma in quell’Ebenezer di un tempo. Esce in camicia da notte e pastrano il vecchio avaro e regala i suoi averi, ai poveri, ai mendicanti, al suo fedele Cratchit ed è felice per la prima volta dopo tanti anni.

E’ redento, il tirchio è diventato generoso, l’insensibile ritrova l’amore e va gridando in lungo ed in largo per le strade di Londra “Buon Natale!”

Ph: Mauro De Maio

Incredibile la trasformazione di Scrooge, da vecchio e brutto a buono e bello. Alessio Chiodini ci mette tutta la sua potenza drammaturgica e diventa un avaro perfetto, con una voce che si insinua nello spettatore e che lo raffigura proprio come un cattivo incancrenito. Poi la magia della favola lo rivela in quella bellezza che covava dentro e ce lo regala non più ingobbito ma eretto e felice. Una magnifica interpretazione quasi onomatopeica. Gli spiriti del Natale, Davide Fasano e Alberto Albertino, agghindati con costumi da far invidia agli effetti speciali moderni, assieme alle Ombre, i costumi d’epoca delle feste e dei mendicanti, tutto merito di Virginia Menendez, che ha reso credibile questa rappresentazione. Isabel, delicato cameo di quella meravigliosa ragazza che risponde al nome di Vanessa Innocenti, che respira il suo amore ed il suo disincanto per Scrooge giovane, Daniel De Rossi. Un applauso all’adattamento ed alla regia di Cristina Frioni, emozionata alla fine di ogni spettacolo, alle luci di un inaspettato Antonio Nobili ed a Mary Ferrara per il suo lavoro dietro le quinte.

L’unica pecca è stata il tutto esaurito delle tre giornate di rappresentazioni: non tutti hanno potuto godere della più bella fiaba di questo Natale.

Teatro Piccolo di Pietralata di Roma – CANTO DI NATALE produzione Teatro Senza Tempo dal 15 al 17 dicembre 2017 – SOLD OUT

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