La discesa negli inferi dei ragazzi di Forcella: “La paranza dei bambini” al Piccolo Eliseo

La discesa negli inferi dei ragazzi di Forcella: “La paranza dei bambini” al Piccolo Eliseo
"La paranza dei bambini", foto di scena

I guaglioni n’mezz a via paghi di una mesata fissa, un ferro ed una playstation, questa la foto dei bambini della paranza, adolescenti che decidono di scegliere la via più facile per farsi ricordare. Un cinico carpe diem nel suo significato negativo anima i ragazzi abbacinati dal potere dei boss che vogliono emulare, un sentiero che perseguono fino in fondo, fino alla morte.

Tutto è buio, scuro e nero: i loro abiti, il palcoscenico illuminato solo dalla luce delle loro torce proprio come nella paranza, la pesca di pesciolini piccoli buoni solo se fritti, quella paranza come la loro squadra che elegge un capo, Nicolas Fiorillo, detto il Maraja, perché è più importante il soprannome che il nome. Marajà, che in indiano vuol dire Re, e Nicholas si sente un re che dispone per gli altri, perché lui è come il Principe di Machiavelli, cupido di guadagni. Il capo decide e la paranza sostiene, si chiamano bro, si chiamano frate e guardano con ammirazione il locale, pieno di vip di Copacabana, il boss latitante a cui chiedono di faticare, perché il lavoro per Copacabana è la tappa per arrivare in cima.

White, il soldato di Copacabana, prende il comando in sua assenza e consegna alla paranza un mattoncino da spacciare in una settimana. E allora inizia l’ascesa della paranza che spaccia, rapina, fa soldi col rischio e Nicholas inizia la sua scalata al potere che lo porta, tramite Dumbo, a chiedere consiglio a Don Vittorio detto l’Arcangelo. Il boss, anziano ed agli arresti domiciliari, riconosce nel Maraja, l’ennesimo pesciolino illuso di poter diventare un capo, un comandante. “Nella vita esistono due tipi di uomini”, declama Don Vittorio, “i fottuti e i fottitori, quelli che sono comandati e quelli che comandano” e Nicolas, stoltamente, crede di rientrare nella seconda categoria.

Finge Nicolas in casa di essere un ragazzo normale davanti a quel padre ,incurvato dalla fatica e dalla consapevolezza di non avere un futuro migliore. I più piccoli, Dumbo e Cristian, fratello di Nicolas vengono tenuti fuori dai giochi dei grandi ma, come in un finale già scritto, saranno proprio loro a dare le il via alle danze della tragedia. Dumbo, bambino che vuole già sembrare uomo, si vanta di insidiare una donna, mandandole foto esplicite ma non sa che quella donna è la madre di White, il quale, scoperte le foto, impone a Nicolas di ucciderlo. E’ la via del non ritorno, l’inizio della fine della paranza. Con la promessa di farlo finalmente entrare nella squadra, in quel team tanto agognato, Dumbo cade nel tranello e viene ucciso. Dentino, legato a Dumbo per non aver fatto il suo nome alla polizia ed averlo salvato dalla galera, decide di vendicarsi uccidendo Cristian, il fratello del Maraja. Qui finisce la meteora della paranza, storia di ragazzi normali che per amore dei soldi facili discendono all’inferno.

Le musiche, di Tommy Grieco, riecheggiano quelle del Gomorra televisivo e rendono palpabile l’odore di morte attorno ai ragazzi di Forcella, le luci, di Paco Summonte, e le scene, di Armando Alovisi, giocano con le ombre oscure dei vicoli e con gli attrezzi da parkour che simulano le gimkane dei motorini nei vicoli. Bravissimi tutti i ragazzi, vestiti alla rapper da Irene De Caprio, del Nuovo Teatro Sanità, dall’ingenuo Dumbo, Antonio Orefice, al gigante Dentino, Carlo Gertude, fino al crudele Maraja, l’applauditissimo Riccardo Ciccarelli. Eccellente e poliedrico Ivan Castiglione che interpreta il boss Copacabana, il padre di Nicolas e Don Vittorio l’Arcangelo, fantastico coi suoi tic da cocainomane White, Antimo Casertano.

Uno spettacolo che porta ai confini della violenza, confini superati da un branco di adolescenti disposti a tutto per denaro, pieno di disincanto e di consapevolezza di emulazione. Sicuramente da non perdere.

LA PARANZA DEI BAMBINI di Roberto Saviano e Mario Gelardi , progetto Nuovo Teatro Sanità, produzione Mismaonda in collaborazione con Marche Teatro – Piccolo Eliseo di Roma dal 29 novembre al 17 dicembre 2017

 

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