“Il malato immaginario” al Teatro Eliseo

“Il malato immaginario” al Teatro Eliseo
Ph: Fabio Artese

Fino al 17 dicembre sarà in scena al Teatro Eliseo “Il malato immaginario” di Molière con la regia di Andrée Ruth Shammah e che vede Gioele Dix nel ruolo del protagonista.

Ritengo opportuno iniziare parlando della traduzione utilizzata in questo allestimento: la scelta di una traduzione rispetto ad un’altra impone un taglio interpretativo di non poco rilievo; scelta ancor più rilevante se la scelta ricade su quella fatta da uno studioso del calibro di Garboli. Cesare Garboli è uno dei più raffinati e visionari esperti di Molière e che ha contribuito, insieme a Giovanni Macchia, a riabilitare la figura del drammaturgo/attore francese dalla posizione di semplice autore di grottesche farse e paroliere di canovacci di commedia dell’arte. Garboli riesce a scovare il grande talento di Molière: far divertire le stesse persone di cui si prendeva gioco, correndo sempre il rischio della censura. Una scrittura complessa e stratificata che, ancora oggi, ci si presenta come un mistero da svelare, una verità da penetrare a fondo.

La regia di Shammah restituisce la doppiezza di fondo che alberga in Argan: un uomo dotato di grande intelligenza, geometrico nel suo modo di ragionare e di agire eppure preso in trappola dalla paura della morte tanto da accettare gli sproloqui e le fantasticherie di vaneggianti medici e dottori; questo solipsismo lo rende incapace di cogliere le verità sulle persone che lo circondano, dalla moglie falsamente devota alla figlia innamorata di un uomo differente da quello a cui lui la vorrebbe dare in moglie passando, ovviamente, per le cialtronerie dei suddetti dottori.

L’interpretazione di Gioele Dix è composta ed elegante, si direbbe quasi non adatta ad un ruolo di commedia: nel suo sguardo si cela sempre un malessere, quello di un uomo che vuole scappare dalla morte, consapevole di fingere la sua malattia ma di cui, al tempo stesso, non riesce a fare a meno. La sua dizione ribalta continuamente lo statuto del personaggio in una continua oscillazione tra il comico e il drammatico, tra la condizione di un uomo che ha perso il suo passato e che non riesce ad intravedere il proprio futuro, se non nella malattia. Argan ha bisogno della malattia.

Bravissimi tutti gli attori; meritano una nota a parte la straordinaria Anna Della Rosa nel ruolo di Antonietta – serva e doppio di Argan, sua alleata e sua nemica allo stesso tempo, proprio come in un’altra coppia di matrice molieriana, Don Giovanni e Sganarello – e Francesco Brandi nel ruolo del giovane Purgone fresco di laurea, la sua interpretazione di questo medico-marionetta è uno dei momenti attoriali più intensi dell’intero spettacolo.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook