Solenghi e il Decameron: un connubio che convince e affascina

Solenghi e il Decameron: un connubio che convince e affascina

Sabato 18 novembre, al Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto, l’attore ligure Tullio Solenghi ha portato in scena sei novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio, coinvolgendo il pubblico con la sua arte e con la sua comicità.

Ecco le tre caratteristiche che mi hanno colpito principalmente durante la serata:

  1. Solenghi, un artista che non delude

Non posso non iniziare curandomi di questo aspetto. Solenghi ha infatti interpretato egregiamente sei delle più belle e note novelle di Boccaccio (Chichibio e la gru, Peronella, Federigo degli Alberighi, Masetto di Lamporecchio, Madonna Filippa e Alibech), affrontando altrettanti filoni tematici presenti nell’opera.

Le sue doti artistiche sono già ampiamente note a tutti, ma ciò non vieta di elogiarlo ulteriormente, poiché il suo Decameron ha davvero coinvolto la platea, riuscendo a stimolare sia la risata sia una certa emozione, dovuta non soltanto alla bellezza dell’opera trecentesca, ma anche alla bravura dell’interprete.

Sin da piccola, ho sempre amato particolarmente la novella dedicata a Federigo degli Alberighi, facendola diventare parte di me e conservandola nel cuore con particolare cura. Quella sera, quindi, ero un po’ titubante prima di ascoltarne l’interpretazione, temendo che potesse deludermi, sebbene conoscessi le qualità di Solenghi.

Ebbene questo non è successo, anzi! Solenghi ha eseguito con estrema dovizia di particolari la novella, mettendo in mostra le sue doti e facendomi addirittura commuovere.

È stato indescrivibile, ha catturato costantemente l’attenzione di tutti i presenti, anche se a volte non ho del tutto condiviso alcune sue considerazioni personali in merito alla poetica di Boccaccio.

Come se non bastasse, al termine della serata ha inoltre regalato un’altra chicca letteraria al pubblico barcellonese, recitando La quercia del Tasso di Achille Campanile, riuscendo a districarsi abilmente tra i giochi di parole presenti nel brano e divertendo gli spettatori.

  1. Un Decameron in regalo

Ebbene sì, l’attore ligure ha regalato letteralmente il suo Decameron al Teatro Mandanici, decidendo di rinunciare al cachet, in segno di sostegno e di amicizia nei confronti del direttore del teatro, Sergio Maifredi, caro amico di Solenghi.

Questo gesto ha impressionato positivamente il pubblico, che ha apprezzato quindi Solenghi sia come artista sia come uomo.

  1. Perché la prosa non affascina?

L’unica nota dolente della serata è stata la delusione personale che ho provato nel vedere un teatro non completamente gremito e, soprattutto, con un’età media molto elevata.

Da insegnante mi domando: perché la prosa non affascina? Perché molti ragazzi non provano interesse nei confronti della nostra letteratura?

Non posso dare una risposta certa e, fortunatamente, la presenza di alcuni ragazzi mi permette di non dover generalizzare tale impressione, ma il problema permane; quale può esserne la causa?

Siamo noi insegnanti a non riuscire a far innamorare gli studenti, trasmettendo loro la nostra passione nei confronti della letteratura, o sono loro che si trovano inseriti in un ambiente sterile che non gli permette di apprezzare appieno la Bellezza di un’opera letteraria?

In entrambi i casi, bisogna fare qualcosa!

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro. (Umberto Eco)

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