“Medea”: Ronconi riporta la tragedia classica al Quirino

“Medea”: Ronconi riporta la tragedia classica al Quirino

A meno di un anno dalla scomparsa di Luca Ronconi, straordinaria figura della storia italiana ed europea dello Spettacolo, al Teatro Quirino è andata in scena la sua Medea, testo tragico di Euripide che lo stesso Ronconi allestì nel 1996 in una rappresentazione epocale.

La regia di Daniele Salvo riporta dunque in vita un testo senza tempo, affidandosi a quel Franco Branciaroli che era stato attore caro a Ronconi. Così come nella rappresentazione del 1996, anche al Quirino quindi la principessa della Colchide ritorna ad essere interpretata da un uomo.
Fatto necessario, questo. Branciaroli infatti gioca la sua interpretazione essenzialmente su due fronti: da una parte vi è l’omaggio alla tradizione del teatro greco, le cui maschere erano portate soltanto da attori uomini; dall’altra invece il fatto che Medea sia di sesso maschile riconduce lo spettatore all’idea di tragico che si mette al servizio della diversità, andando oltre la concezione storica di una tragedia che racconta soltanto gli abusi del maschilismo.


Branciaroli quindi non interpreta una donna – come afferma lo stesso attore- ma è invece un essere nei panni di uomo che cerca di raccontare gli smottamenti che coinvolgono l’animo di una donna.
Per citare le note di regia di Ronconi, Medea è una «minaccia». Oltre a portare con sé il fardello del tradimento di Giasone, continua ad essere straniera in casa sua. Il suo essere maga proveniente da lontano la condanna ad un marchio indelebile, ad una condanna imperitura.


In linea con quanto aveva fatto anche Pier Paolo Pasolini nel suo film del 1969, anche Daniele Salvo preserva questa chiave di lettura. La sua è una riflessione sul fobos nei confronti del dissimile, sull’anormalità presunta, oggi sin troppo amplificata dal passaparola internauta.Così la  scena, carica di screen ronconiani fino al midollo, diviene luogo di narrazione fisica e  di proiezione disgustosa. L’amore per il macabro, perculiarità della nostra assuefazione al dolore, viene condannato in maniera chiara ed ineluttabile: Salvo (e quindi Ronconi) vuole ammonirci del fatto che sempre più siamo spettatori inermi, assetati di violenza ed esagerazione.

E così questa Medea ha ancora senso soltanto se alla fine la skenè è pronta a disvelare il suo segreto, se ogni tabù attico viene palesato in nome di una necessaria dissezione della sofferenza.

 

Teatro Quirino ha presentato

MEDEA

di Euripide
traduzione Umberto Albini
regia LUCA RONCONI ripresa da Daniele Salvo

scene Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte
costumi Jaques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca

luci Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni


con Alfonso Veneroso, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli,

Elena Polic Greco, Livio Remuzzi

Coro Francesca Mària, Serena Mattace Raso, Odette Piscitelli, Elena Polic Greco, Alessandra Salamida, Elisabetta Scarano, Arianna Di Stefano

e con Raffaele Bisegna e Matteo Bisegna

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