Il ‘De profundis’ di Oscar Wilde al Teatro Orione di Roma

Il ‘De profundis’ di Oscar Wilde al Teatro Orione di Roma

Giornata interamente dedicata a Oscar Wilde quella di domenica 8 ottobre al Teatro Orione di Roma. La Rassegna Born to be Wild(e), il più grande evento italiano dedicato a Oscar Wilde, ha intrattenuto il pubblico dalle 10.00 del mattino alle 22.00 della sera, con spettacoli, mostre, cucina, libri e conferenze dedicati al genio irlandese. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno della Regione Lazio, del Comune di Roma, il Patrocinio Morale di Arcigay Roma, Gay Center, DGay Project, GayLib, Biblioteche di Roma ed è stata sponsorizzata da Meware.

Punta di diamante della giornata è stato il De Profundis in scena alle 21.30, capolavoro dell’autore e testimonianza degli anni difficili di prigionia cui Wilde fu costretto dopo la condanna per “gross indecency”. L’opera, rivisitata e diretta da Antonio Nobili, è stata interpretata dai bravissimi attori della Compagnia Teatro SenzaTempo. Nei panni di Wilde lo stesso Antonio Nobili, affiancato da Dalila Cozzolino (Premio Hystrio 2017), severa e ironica coscienza dell’autore, nonché immagine del Wilde ‘che appare’, ovvero l’artista, l’uomo erudito e sicuro di sé capace di intrattenere il pubblico, perfettamente contrapposto e compresente all’umano, fragile e sofferente Oscar, il lato umano del mito che emerge solo nei meandri delle proprie ossessioni e nel buio della propria solitudine.

Ottimo l’adattamento del regista, capace di ricreare perfettamente i momenti salienti dell’opera, dal rapporto con Alfred Douglas, alle tribolazioni processuali durante l’accusa per omosessualità e la dura esperienza nel carcere di Reading. Wilde si scopre, lascia emergere le proprie considerazioni, i propri fallimenti e la propria delusione nel sentirsi usato dall’amato Bosie, trattato non come un fine in sé ma come un mezzo per i suoi narcisistici scopi. Lo spettatore è trasportato nelle vicende sofferte del protagonista provando empatia col dolore che può colpire un uomo abbandonato a se stesso, distrutto da una società in cui regna l’ignoranza e il pregiudizio. Tutto è rappresentato come ci trovassimo a che fare con una confessione privata, con un flusso di coscienza dove si mescolano ricordi e desideri, riflessioni e confessioni. Eppure in questo spazio intimo di Wilde, lo spettatore entra a pieno diritto, perché è un’opera che coinvolge l’umanità intera.

Ecco allora che il tempo passa, che le mode cambiano, ecco tuttavia che la diversità è vista ancora come una macchia sociale, qualcosa da annientare a tutti i costi, da punire e isolare. Il De profundis è attualissimo, il problema delle carceri e dell’omofobia lo è, la paura di essere abbandonati da chi si ama lo è, così come la difficoltà di vivere con le proprie debolezze in un mondo che guarda ancora principalmente alla maschera che si porta in pubblico, un mondo che non concede il diritto di essere fragili e imperfetti.

Non ci resta che ringraziare Antonio Nobili e la Compagnia Teatro Senza Tempo per questo meraviglioso omaggio all’ultimo capolavoro in prosa dell’artista e per aver organizzato un’intera giornata a lui dedicata, permettendo di conoscere meglio chi fosse l’uomo che si celava dietro al nome di Oscar Wilde.

 “Una faccia di bronzo è una gran cosa da mostrare al mondo, ma di tanto in tanto, quando sei solo e non hai pubblico intorno, devi, penso, toglierti la maschera, nient’altro che per respirare. Altrimenti, credo proprio che soffocheresti”

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