‘Finale di partita’: l’Eliseo riparte da Beckett

‘Finale di partita’: l’Eliseo riparte da Beckett
Finale di partita

La recensione

Si è inaugurata con Finale di partita la nuova stagione del Teatro Eliseo a Roma. Uno spettacolo, quello di Samuel Beckett che, posto all’inizio di un cartellone quanto mai vario, ha comunque un che di significativo, un’ accezione intrinseca che cela prospettive ben più ampie.

Perché dare avvio ad un nuovo percorso proponendo uno dei testi cardine del Teatro dell’Assurdo non è solo un omaggio ad uno degli autori più importanti dello scorso secolo teatrale. Non è e non può essere così. Finale di partita infatti è una riflessione che il Teatro Eliseo vuol fare su se stesso; è una meditazione metalinguistica che ha – in piena sintonia con l’assurdo beckettiano – come effetto un’ interpretazione grottesca e nauseabonda dei tempi che siamo chiamati a dover vivere.

In questa direzione, potrebbe venir da pensare che il teatro, per citare Pier Paolo Pasolini, «dovrebbe essere tutto ciò che il teatro non è». E quindi dovrebbe avere di nuovo un ruolo pedagogico, dovrebbe tornare ad essere un’istituzione cardinale nella vita di un cittadino (come non pensare alla minacciata chiusura dell’Eliseo, di cui si parlava la scorsa primavera?). Non dovrebbe essere, appunto, come la caramella che Hamm nega a suo padre. Ma come riuscirci?

Finale di partita

Parlando dell’uomo che vive il suo tempo. E Finale di partita fa esattamente questo; ci restituisce una realtà vacua, degli uomini depauperati ed estremamente fragili che cercano equilibrio l’uno nell’altro. Hamm non può fare a meno del suo servitore Clov, lui invece non può fare a meno del proprio padrone. Del resto ogni padrone è schiavo del proprio schiavo, lo diceva Simone Weil.

I due sono animati da una condizione di dipendenza che li rende arcigni, intolleranti l’uno dell’altro. Hamm (Glauco Mauri) è un povero vecchio, ormai cieco e delirante. Stanco della vita, è diviso tra rimembranze ed ordini da impartire a Clov, interpretato da un Roberto Sturno quasi in versione marionetta.      

I due personaggi si muovono in un universo vuoto, senza coordinate spazio-temporali. E’ una realtà altra, in cui anche i pensieri hanno una eco, e somiglia a tutto, fuorché ad una sinfonia.
In una unità di luogo desolante, la riflessione su sé stessi diventa una gabbia da cui non si sfugge, una serie di specchi in cui è impossibile non guardarsi.

Dove il riflettere diventa riflessione.

Teatro Eliseo Presenta

Finale di partita

di Samuel Beckett

Con

Glauco Mauri  Roberto Sturno

e con Elisa Di Eusanio |Mauro Mandolini

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

musiche Giacomo Vezzani

Regia Andrea Baracco

Produzione Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno

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