Il centro dell’invenzione teatrale: Enrico V al Globe Theatre

Il centro dell’invenzione teatrale: Enrico V al Globe Theatre
L'"Enrico V" in scena al Globe Theatre di Roma

Fino al 6 agosto sarà in scena al Silvano Toti Globe Theatre di Roma, Enrico V diretto e interpretato da Daniele Pecci, prodotto da Politeama Srl.

Questo testo è fra i meno rappresentati di Shakespeare, come scrive lo stesso Pecci nelle note di regia, forse proprio, continua Pecci, per il rapporto “istintivo” che questo testo instura con la struttura del Globe. È infatti difficile pensare quelle stesse parole in un teatro che non abbia la forma di una “O di legno”, che non abbia quella specifica distribuzione dello spazio ed è proprio nell’utilizzo che Pecci fa dello spazio che risiede la bellezza di questo allestimento, ma prima finiamo di parlare del testo.

Enrico V è stato scritto negli ultimissimi anni del ‘500 e riporta le vicende di Enrico re d’Inghilterra e la conquista del regno di Francia da parte di quest’ultimo con il racconto della battaglia di Agincourt.

La struttura drammaturgica è assolutamente particolare perché accanto ai toni epici e drammatici della battaglia (una battaglia difficile da vincere per gli inglesi e che lascia presagire solo una terribile sconfitta), si affiancano i toni farseschi e comici dei personaggi di lignaggio inferiore e questi sono procedimenti tipici nella composizione shakespeariana, l’inconsueto è che queste interruzioni di stile sono particolarmente evidenti introducendo una soluzione di continuità e che potrebbe far apparire l’intero dramma come un’opera acerba e incompiuta; questa supposizione è contestata dalla presenza e dalla funzione del Coro che interrompe continuamente la linea narrativa dei personaggi facendo emergere la teatralità della vicenda sottolineando le difficoltà che l’allestimento richiede (pensiamo ad esempio all’impresa ardita di mettere in scena una battaglia).

La struttura drammaturgica e l’intrinseco legame che questo ha con la struttura del teatro sono i due pilastri e le chiavi di interpretazione dell’adattamento di Pecci. La discontinuità di cui abbiamo parlato prima, diventa uno strumento per invocare l’immaginazione dello spettatore per colmare le mancanze fisiologiche di un allestimento teatrale e questo compito è affidato sia alla straordinaria voce di Carlo Valli, che interpreta il ruolo del Coro, sia alla poliedricità dello stesso Pecci che passa con agilità da scene drammatiche a monologhi epici, da quelle ricche di pathos a quelle comiche e piene di equivoci come l’ultimo dialogo amoroso fra Enrico v e la principessa Caterina interpretata dalla bravissima Mariachiara Di Mitri a cui vanno affiancati, per bravura, anche Martino Duane e Gianluca Gobbi.

Il palcoscenico del Globe diventa il centro motore dell’invenzione teatrale: l’ingresso dei personaggi che spesso avviene dalle porte esterne del teatro come se il mondo al di fuori del globe si riversasse sul palco per trovare la propria forma e la propria realizzazione. Tutti gli elementi e i personaggi che intervengono sulla scena provengono da fuori dal mondo reale ed entra nel teatro per diventare teatro nelle sue forme più semplici e pure.

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