“Il conto è servito”, o per meglio dire: Si salvi chi può!

“Il conto è servito”, o per meglio dire: Si salvi chi può!
Corrado Tedeschi e Nino Formicola in "Il conto è servito"

Metti una sera a cena, ma una cena importante, di quelle che se va bene ti cambiano la vita…

Interno borghese-zen di famiglia borghese, ma assai poco zen. I preparativi (non) fervono per accogliere Rampanti, Premio Nobel per la Pace, ma le aspettative sono alte, ciascuno (marito, moglie, figlio, figlia, domestica) coltiva un po’ distrattamente i propri appetiti, le aspettative e le richieste da rivolgere al potente e influente ospite. Che però tarda….

Commedia leggera e frizzante, come un buon prosecco nasce accompagnata da appetitose gag(s) e ritmo incalzante: “Il conto è servito” (il riferimento del titolo ci rimane oscuro: ma è l’unico neo) regala un’ora abbondante di equivoci e infingimenti, demolendo con nonchalance pregiudizi e luoghi comuni (l’Impegno, la Psicanalisi, la Politica, la Coppia ecc. ecc. via via dissacrando).

L’originalità è qui nello stile, sbarazzino e noncurante, con cui i due ‘gigioni’ (premiata Ditta Tedeschi & Formicola), rispettivamente nei panni del politico cinico e maldestro (al limite anche ingenuo) e del sedicente (?) Nobel (in realtà un traffichino con arie da guru), massacrano e si massacrano ogni e qualunque certezza o valore: per un elenco dettagliato si rimanda al precedente capoverso.

Arbitrano gli altri comprimari e figuranti, offrendo spalla e dialettica a mogli, figli, amanti in pectore e domestiche forastiche, si muovono intrecciando coreografie smozzicate tra soggiorno e salotto, replicano, sottintendono, citano, si citano (Formicola, ex Gaspare del compianto duo “Gaspare e Zuzzurro”, a domanda risponde: Maggio 1985? Io ero a Cologno Monzese a fare Drive In…questo per noi baby boomers…). Soprattutto resistono: alle mogli-amanti-figli, al logorio della vita moderna, agli squillanti mocciosi che trillano ‘dolcetto-scherzetto’ alla porta (è la sera di Halloween). Resistono fino al colpo di scena finale, che – non – cambierà affatto le loro vite.

“Il Conto” non tira mai il fiato, sfrutta tutte ma proprio tutte le varianti sul tema (con un certo…cinismo) per inanellare – in un pezzo di bravura notevole – una serie di gag a corto, breve e lungo raggio. I personaggi non hanno sfumature, ma amplificano le nostre idiosincrasie e le nostre nevrosi rovesciandole nel ridicolo, ciascuno in qualche modo sviluppando un tema a sé, il tutto cucito e tenuto insieme in scena da Tedeschi & Formicola.

Si ride, si ride tanto e con una certa complicità colpevole: come sempre sulla ribalta si rispecchia e si proietta un nostro modo e mondo assai nevrotico e assai poco nobile, su cui decisamente è molto meglio – appunto – ridere e di gusto.

Da vedere, indicato per i primi sintomi di depressione

Regia: Paola Tiziana Cruciani

Interpreti: Corrado Tedeschi, Nino Formicola, Roberta Garzia, Alessandra Schiavoni, Barbara Abbondanza

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