“Erano tutti miei figli “ al Quirino: il castello di carte dei falsi stereotipi

“Erano tutti miei figli “ al Quirino: il castello di carte dei falsi stereotipi
"Erano tutti miei figli", foto di scena

Un fulmine a ciel sereno e, di colpo, il tonfo assordante di un aereo che crolla. Nulla più. Quel che dovrebbe essere ormai da tempo dimenticato, continua a rimanere impigliato nella tempesta dei rimorsi notturni di Kate Keller. Ma lì dentro, è confinato, perché tutti sono andati avanti, suo marito Joe Keller, suo figlio Chris: che lo voglia o no, Larry non tornerà: lui, d’altronde, non è stato l’unico a scomparire in guerra; l’intera America ha dato in pasto all’avversario i suoi figli migliori .

Giuseppe Dipasquale accetta la sfida di portare  sulla scena del Quirino,  un dramma inusuale, “Erano tutti miei figli” pubblicato da Arthur Miller nel 1947; e lo fa ponendosi lo stesso obiettivo che aveva mosso l’autore in principio: insegnare qualcosa sì, ma senza la smania di “tener cattedra”, come il più degli autori drammatici: è la passione – secondo lui – con cui viene dimostrata una tesi, ciò che conferisce all’opera il suo autentico valore artistico.

Il sipario si alza e di fronte ci si piazza una realtà che pare intellegibile in ogni suo punto: c’è un interno alto-borghese, lo abbiamo riconosciuto: riconosciamo perfettamente gli abiti anni 50’, metteremmo la mano sul fuoco che Joe Keller sia uno dei tanti industriali americani ad aver superato indenne la guerra, e uno dei padri ad esser stato privato di un figlio. Insomma un magnate, che vive per il lavoro perché sia  passato nelle mani del primogenito sopravvissuto  Chris. Questo, null’altro che lo stereotipo di un dramma borghese, con tanto di tono da conversazione galante.

Ma poi Miller, che quasi ci aveva portato per mano per la prima parte della pièce, perché ce ne convincessimo, cambia le carte in tavola e il dramma si carica di cliché tipicamente tragici: è un caso che l’albero dedicato a Larry sia stato spezzato? E’ un caso che proprio allora torni Ann Deever, figlia dell’ex-socio in affari di Keller, in prigione con l’accusa di aver venduto testate difettose alle forze armate, provocando così, la caduta di 21 aerei di giovani soldati? Nella tragedia greca, questo si chiama fato , e nessuno, soprattutto Joe Keller, il reale responsabile di questa tragedia umana, potrà sfuggirlo.

Nell’acme della rappresentazione, da vero maestro, Miller toglie una sola carta e l’intero castello in cui aveva fatto entrare lo spettatore, cade giù: questa non è una commedia borghese, no, e nemmeno una tragedia greca: è l’America del conformismo, dell’ipocrisia, della falsità, che vende pezzi danneggiati perché “altrimenti sei fuori dal giro”, è la società del “l’ho fatto per la famiglia”, non importa se a costo della vita di quelli che sarebbero potuti essere tutti suoi figli. Qui ogni rivoluzione privata è destinata a spegnersi : è la praticità che conta, non la giustizia.

Giuseppe Dipasquale trionfa al Quirino grazie ad un cast di eccellenza, con Mariano Rigillo nel ruolo di Joe Keller, Anna Teresa Rosolini, la Singora Keller,  e Ruben  RigilloSivia Sirano rispettivamente nei panni di Chris Keller e Ann Deever: a questi attori si deve il merito di essere riusciti solo con la forza espressiva del dialogo a tener vivo  l’audience  del pubblico nel fitto botta e risposta durato più di due ore.

“Scritto dopo la seconda guerra mondiale, il testo ha un preciso riferimento a quell’epoca, ma la corruzione la spregiudicatezza e il cinismo dell’industria di cui parla, possiamo ritrovarli facilmente anche oggi”, osserva  non a torto Mariano Rigillo: anche l’America degli anni 50’ è solo lo stereotipo, se molti in tutto il mondo continuano a sacrificare sull’altare della ricchezza tutto, a partire dalla responsabilità civile, all’ambiente, fino ad altre vite innocenti, che forse non saranno i figli, certo, ma son pur sempre umani. Troppo  umani, per loro, forse.

prima martedì 28 marzo ore 21
repliche fino al 2 aprile

“Erano tutti miei figli”

di Arthur Miller

traduzione Masolino D’Amico

con:

Mariano Rigillo     Anna Teresa Rossini

Filippo Brazzaventre   Barbara Gallo  

Enzo Gambino      Liliana Lo Furno

Giorgio Musumeci     Ruben Rigillo     Silvia Siravo

scene Antonio Fiorentino

costumi Silvia Polidori

regia Giuseppe Dipasquale

 

 

 

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