Ritratti di borgata: Celestini al Vascello

Ritratti di borgata: Celestini al Vascello
Ascanio Celestini Fonte: losguardodiarlecchino.it

Quanto è difficile scrivere del teatro di Ascanio Celestini, perché è così lontano e diverso dal teatro. Quanto meno il teatro come lo conosciamo e al quale siamo abituati a vedere solitamente.

Tutti i fronzoli del teatro, gli apparati scenici e le convenzioni drammaturgiche spariscono.

C’è solo l’attore, neanche in costume, con la sua voce e una storia da raccontare. Non serve il 20 e il 21 marzo, presso il Teatro Vascello di Roma, Ascanio Celestini presenta “Serata Celestini”, uno spettacolo-canzone insieme ad Alessio Lega e Guido Baldoni.

Il palco è vuoto: tre microfoni e tre sedie. Tutto viene creato dalla voce e dalla musica. Infatti insieme a Celestini ci sono anche due musicisti, Lega e Baldoni. Voce e musica sono la stessa cosa. La musica, in questo spettacolo, diventa narrazione e il racconto dell’attore diventa ritmo.

Si incontrano, si intrecciano, si confondono l’una nell’altra. In un vorticosissimo susseguirsi di parole e note gli autori ci conducono nella vita di personaggi che popolano le borgate italiane, personaggi poveri, miseri, gli ultimi arrivati. Sono questi i protagonisti delle storie. Muratori e operai, lavoratori insomma, che oscillano continuamente (e anche un po’ disperatamente) tra il loro, durissimo, lavoro e qualche bicchierino nelle pause.

Celestini cerca di rompere i pregiudizi sociali e razziali con cui, purtroppo, spesso si dipingono queste persone. Questi personaggi sono ladri, miserabili. Sono anche bambini. Hanno sogni, progetti, valori. Non sono felici, vorrebbero qualcosa di meglio, vorrebbero fare qualcosa di meglio ma devono rubare, devono farlo altrimenti non potrebbero sopravvivere. L’umanità intera li ha abbandonati al loro deplorevole destino, li ha segregati e condannati. Anche Dio li ha abbandonati.

Non Celestini. Lui tenta di salvarli. Di redimerli.

Racconta storie che potrebbero svelare un altro punto di vista che prima non avevamo preso in considerazione o non volevamo vedere, un’altra prospettiva, più umana.

Al potere non interessano i bambini, li tortura, strappa loro ogni desiderio, ogni anelito di libertà e ogni ambizione. Li costringe a gesti estremi. Non hanno neanche la libertà di lasciarsi morire. O di vivere.

E noi?

Noi non facciamo nulla. I nostri politici, quello più progressisti, per non creare tensioni inutili non fanno nulla, “meglio lasciar perdere” farà dire loro Celestini. Mentre i conservatori propongono scelte drastiche e brutali. Non ci resta altro da fare che girarci dall’altra parte, ignorare, per evitare di far peggio, e “lasciarci affogare serenamente”.

Tutto questo non è accaduto sotto i nostri occhi, sotto le luci, davanti ad una scenografia.

Lo abbiamo visto grazie ad una voce e ad una chitarra. Lo abbiamo visto nella musica.

 

 

 

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