Chiude il Teatro Eliseo ma la stagione è salva

Chiude il Teatro Eliseo ma la stagione è salva
Luca Barbareschi, direttore artistico del Teatro Eliseo

Oggi alle ore 12.00 è stata convocata una conferenza stampa d’urgenza al Teatro Eliseo. Oggetto: il teatro chiude. Di nuovo.

Prima di creare allarmismi, è lecito informare i nostri lettori che non si tratterà, come nella precedente gestione, di una chiusura repentina a stagione ormai avviata. Infatti, il teatro chiuderà, se chiuderà, a maggio con la conclusione di tutte le repliche previste. Buona notizia per tutte le compagnie ospiti e gli spettacoli di produzione Eliseo, meno buona per tutti i dipendenti del teatro che si troveranno, nuovamente, senza lavoro. Ancora meno buona per il nostro sistema teatrale italiano che è costretto ad accettare un’altra umiliante sconfitta.

Prima ho scritto SE chiuderà. Tutto dipende da quel famoso emendamento che potrebbe portare nelle casse del teatro 4/5 milioni di euro. Soldi che dovrebbero risanare il debito che gli enti della PA hanno verso l’Eliseo di finanziamenti non erogati. Notizia che all’epoca generò un non ben motivato scalpore, l’emendamento è suonato a molti come un gesto di favoritismo, piuttosto che il tentativo di estinzione di un debito. Ragionevole, se prendiamo in considerazione la pregressa attività politica di Barbareschi ma, tutto sommato, non legittima.

Insomma, da questo emendamento dipende il futuro dell’Eliseo: se i soldi arrivano il teatro rimarrà aperto, altrimenti, tutti a casa.

Siamo di nuovo lì: l’eterna, e infruttuosa, battaglia tra politica e cultura. Questo continuo, esasperante scaricabarile, alla ricerca dei responsabili del tracollo del sistema e dell’industria culturale italiana.

Barbareschi sembra saperla lunga al riguardo: Mibact e Comune avevano promesso il loro appoggio per poi ritirarsi in corso d’opera, l’assessore Luca Bergamo gli ha strappato dalle mani il progetto sulle periferie, che prevedeva l’esecuzione di alcune repliche nel teatro di Tor Bella Monaca, che la burocrazia impedisce lo svolgimento organico di una sana gestione imprenditoriale. Tutto vero. Mette in luce anche alcune contraddizioni interne al sistema teatrale come le paghe di attori e registi, sproporzionate rispetto ai costi di produzione e ai relativi incassi, che a sua volta influisce sulle politiche di prezzo mandando in crisi tutta l’arena competitiva e che svaluta i prodotti e i servizi offerti. Anche qui, tutto vero. Un’analisi quanto mai lucida e azzeccata.

Come possiamo creare valore dalla cultura se nessuno è in grado di prendersi le proprie responsabilità?

Bisogna interrogarsi su cosa sia la cultura, a cosa serve, a cosa serve il teatro, perché il teatro merita di essere salvato. Non può essere una questione di rendita. La cultura non è un relitto da ristrutturare e tenere in piedi a tutti i costi, la cultura è una necessità, un organismo vivo che deve muoversi, trasformarsi, evolversi nutrendosi e facendosi nutrire da, tutta, la società. Altrimenti muore.

 

 

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook