“Quello che non ho”, Neri Marcorè e il racconto del contemporaneo al Quirino di Roma

“Quello che non ho”, Neri Marcorè e il racconto del contemporaneo al Quirino di Roma
"Quello che non ho", foto di scena

Neri Marcorè approda al Quirino di Roma con uno spettacolo intelligente che sa far riflettere e divertire. “Quello che non ho”, a teatro fino al 5 marzo, è una narrazione di un’ora e mezza sul presente, sezionato con piglio critico facendo leva su fatti di cronaca, politica, attualità.

Due sono i grandi artisti italiani del secolo scorso da cui lo spettacolo trae ispirazione. Il primo è Pier Paolo Pasolini, morto quando l’attore aveva soli 9 anni e da cui “Quello che non ho” eredita il sentimento di ‘indignazione civile’ che pervade la rappresentazione. Il secondo è, come già si intuisce dal titolo, Fabrizio De Andrè, il cantautore degli ultimi degli sconfitti.

Quello che non ho: il teatro canzone

“Quello che non ho”, scritto e diretto da Giorgio Gallione, è modellato sulla tipologia del teatro-canzone in cui la componente musicale ha un ruolo fondamentale. Riprendendo la figura del menestrello, Neri Marcorè propone uno spettacolo che parla di impegno civile utilizzando l’arte come mezzo di riflessione per sezionare la realtà contemporanea della globalizzazione e del consumismo.

Una strada, quella della fusione tra teatro e musica, che il comico ha già avuto modo di percorrere confrontandosi con altri grandi della canzone italiana e internazionale come i Beatles (in “Beatles Submarine”) e Giorgio Gaber (con “Un certo Signor G”). Sul palcoscenico ad aiutare Marcorè ci saranno anche le voci e le chitarre di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini.

“Quello che non ho” è uno spettacolo che mescola costantemente al parlato la musica dal vivo finendo a volte per rievocare le impressioni vivide da concerto. Sono 10 i brani del repertorio di De Andrè riarrangiati a quattro voci in passaggi fluidi dalle chitarre acustiche a quelle elettriche passando per il basso. Tra di loro i più celebri successi del cantautore genovese tra cui: Volta la carta, Dolcenera, Se ti tagliassero a pezzetti, Una storia sbagliata.

Giorgio Gallione ha avuto modo di sottolineare a proposito come “con Quello che non ho siamo di fronte a un anomalo, reinventato esempio di teatro canzone che, traendo linfa dalla visione del mondo e dalla poetica di Pasolini e De Andrè, prova a raccontare l’oggi. Un tempo nuovo e in parte inesplorato in cerca di idee e ideali”.

Neri Marcorè: la narrazione sul presente

Al Quirino l’atmosfera che si crea in “Quello che non ho” è colloquiale e familiare. Si è assorbiti velocemente in un clima che assomiglia molto da vicino a quello di una serata tra amici trascorsa tra un brano suonato con la chitarra e una chiacchierata. Neri Marcorè ha allora il compito di intrattenere la compagnia con storie curiose, drammatiche, futuristiche, orrifiche; tutte però accomunate dall’essere descrizione vivida della società in cui viviamo.

Il racconto è lo strumento principe assieme alla musica per uno spettacolo che mira ad ispezionare la società contemporanea e, soprattutto, il suo ideale di progresso. I temi toccati sono tanti: si va dal mezzogiorno italiano, alle interrogazioni parlamentari, allo sfruttamento dei bambini, fino all’ecologia.

La scenografia sembra evocare un ambiente sotterraneo e ben si armonizza con l’intento di mettere in rilievo ciò che v’è di originario e primitivo alla società odierna. Le luci hanno inoltre un buon gioco nel sottolineare il tono e nel cambiare velocemente l’ambientazione e il contesto narrativo della scena.

“Quello che non ho” descrive sapientemente quel labirinto che è la società contemporanea. Descrivendo ciò che sta accadendo sotto gli occhi di tutti (e che in pochi vogliono vedere) riesce a lasciar trasparire squarci sul futuro prossimo. Quale tra i futuri possibili si realizzerà, quale tra le narrazioni che si lasciano scorgere si tramuterà in realtà è lasciato al giudizio del tempo. Ma anche all’impegno di ciascuno.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook