“Il Sorpasso”: commedia all’italiana al Teatro Quirino

“Il Sorpasso”: commedia all’italiana al Teatro Quirino
Il sorpasso al Quirino

Esistono storie senza tempo, che sembrano non voler curarsi dell’età di chi le ha scritte perché tanto sapranno parlare ad un pubblico sempre giovane. Succede alla letteratura, accade per la poesia, ovviamente non può essere da meno il cinema.

E così, una sceneggiatura che era destinata ad essere pietra miliare del cinema italiano anni ’60, ancora oggi riesce a sconvolgere per la sua attualità.
Il sorpasso di Dino Risi usciva nelle sale nel 1962. Era un’Italia molto diversa quella d’allora, che finalmente sembrava essere uscita dagli incubi che per lungo tempo l’avevano attanagliata. Il Ventennio prima, la Guerra poi, avevano portato solo macerie e distruzione, spazzate via soltanto da una voglia estrema di tornare a vivere e, ovviamente, dai soldi americani.

Quel film, scritto da penne sopraffine come quelle di Dino Risi, Ettore Scola e Ruggero Maccari, oltre a voler raccontare un dramma, cercava anche di tramandare la vita, il senso di rinascita e la mondanità di quell’epoca (con tutte le contraddizioni del caso).

Il sorpasso (1962) di Dino Risi

 E’ facile pensare quindi, quanto queste tematiche riescano ancora ad essere evocativi della società del nostro tempo. Certo, sono cambiate le condizioni politiche e societarie; la Fiat 500 si è vista in competizione con le auto giapponesi e persino la Tv, dolmen dell’Italia andreottiana, oggi se la vede con Netflix e simili.

Da ciò trae linfa l’adattamento teatrale di Micaela Miano. Proprio il carattere psicologico del film è l’elemento che giù viene a galla in questa rappresentazione: il Sorpasso diretto da Guglielmo Ferrero è si un’omaggio alla commedia all’italiana, ma è anche e soprattutto un road movie dal carattere amaro.

Il Bruno Cortona creato da Risi non è certo sparito negli anni, si è riproposto sotto mentite spogile. Per questo risulta riuscita la scelta di Giuseppe Zeno nei panni del protagonista. Il suo voler ricalcare le movenze di Gassman poteva risultare una scelta rischiosa, che invece risulta vincente perché mai troppo ostentata.

Il sorpasso al Quirino

Certo, il risultato finale è molto apprezzabile, ma resta il fatto che voler rappresentare in teatro un film del genere può essere una fatica facilmente compromettibile. Lo spostamento è sempre stato, sin dal teatro medievale, una pura convenzione. Voler basare una pièce intera su un’idea di continuo movimento è una scelta se non altro coraggiosa.

Comunque un bel lavoro! 

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