Le sorelle Materassi in visita a Torino

Le sorelle Materassi in visita a Torino
"Le sorelle Materassi" Fonte: lastampa.it

Il Teatro ha sempre avuto e per fortuna continua ad avere, una dimensione terrena, fatta di poltrone comode, di un palcoscenico, di una platea e di una serie di palchi. Insieme a questa, la accompagna quella dimensione ultraterrena, fatta spettatori che fisicamente sono seduti e composti, ma mentalmente la loro anima e i loro pensieri sono dentro la storia, dentro lo spettacolo. Così facendo, una volta usciti dal Teatro si ha l’impressione di avere vissuto per quelle due o tre ore, una seconda vita, diversa dalla propria (non necessariamente migliore), e che come tale ci ha arricchito dentro, magari andando a lenire e a curare quei piccoli malanni della nostra anima e del nostro cervello.

Su questa scia, il Teatro Carignano di Torino ha portato in scena dal 31 gennaio fino a ieri, domenica 12 febbraio, lo spettacolo “Sorelle Materassi”: tratto dal romanzo del 1934 di Aldo Palazzeschi, qui è diretto da Geppy Gleijeses, le scene sono a cura di Roberto Crea. Il cast presente nel ruolo delle due sorelle, due attrici straordinarie e coinvolgenti, come Lucia Poli (nel ruolo della luuunga e magra Teresa) e Milena Vukotic, che invece interpreta la sensibile Carolina. Nei panni della cameriera Niobe, tuttofare dalle morbide curve e dal linguaggio un po’ piccante, troviamo Sandra Garuglieri, mentre lo spregiudicato e molto furbo nipote delle due sorelle Remo, è interpretato da un affascinante Gabriele Anagni; chiudono il cast Marilù Prati, che riveste i panni dell’astuta Giselda e Roberta Lucca, nel ruolo della moglie di Remo, Peggy.

Un cast assolutamente perfetto, proprio perché sul palcoscenico si alternano pochi personaggi, ognuno dai contorni ben definiti e perfettamente calzati dagli attori e attrici scelti: a dominare la scena (come anche l’intera narrazione), le due sorelle cinquantenni, che nonostante l’età poi non così avanzata, si dimostrano invecchiate precocemente dal lavoro costante di ricamatrici, ma che riescono a mantenere ancora una certa verve e che si dimostrano in fondo succubi e innamorate a tal punto del loro nipote (figlio di un’altra sorella defunta), tanto da non rendersi conto di come il giovane ne approfitti sia della loro generosità economica che della loro bontà di cuore. Tutto lo spettacolo è ambientato nella campagna fiorentina, dunque l’accento è quello toscano, che già di per se stesso rende qualsiasi scena e dialogo ancor più esilaranti, anche nel momento di massima drammaticità: come la serva Niobe, una donna dedita alla cucina e alle pulizie, che esterna dei modi e un linguaggio sinceramente divertente e a dir poco femminile, ma che di colpo dimostra di essere una donna semplice e con un cuore talmente grande da poter abbracciare tutto il mondo. L’unica che dimostra al contrario una certa stizza e antipatia nei confronti di Remo, ma in realtà nei confronti dell’universo maschile in generale, è la sorella più giovane, la Giselda, che nella sua sincerità e schiettezza riesce anche lei a far divertire il pubblico, rendendo noto alle sue sorelle più anziane come si stiano facendo prendere in giro da un giovane molto acuto.

L’unico personaggio maschile di tutta la scena è Remo, che sviluppa quasi fin dall’inizio nel cuore dello spettatore una sottile linea di cattiveria accoppiata ad una certa furbizia e fascino, tale da rendere succubi non solo le povere zie che a tutte le sue richieste dicono di sì purché accompagnate da un gesto di affetto, ma anche le donne in sala rimangono abbastanza incantate da questo personaggio: il bello che di buoni sentimenti ne ha davvero ben pochi.

Arguto, intelligente, divertente e molti altri aggettivi: un gruppo di attori che riescono a rendere onore ad una storia già rappresentata da parecchi anni e da molti altri loro colleghi, dando una nuova veste ad un classico tutto al femminile, ma che poi in realtà è rivolto ad un pubblico eterogeneo, fatto di uomini e di donne che sicuramente usciti da questo spettacolo si saranno sentiti più leggeri consci di aver trascorso due ore di qualità.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook