“La febbre del sabato sera”: un giorno per essere piccoli, sei per diventare grandi

“La febbre del sabato sera”: un giorno per essere piccoli, sei per diventare grandi
"La febbre del sabato sera"

Uno guarda varie versioni di un musical per vari motivi: vedere le differenze fra versione e versione, perché piacciono le canzoni, perché adora il genere in questione.

Ma a volte capita di sapere solo la trama, a grandi linee, di un musical. Conosce i protagonista, o almeno il nome, e le canzoni più famose, e va a vederlo pensando a qualcosa di spensierato. E qui rimane spiazzato.

A cominciare quando scopri l’età dei protagonisti, che prima non sapevi: Tony ha 19 anni, Stephanie appena 20, sono poco più che bambini, bambini che si affacciano troppo presto al mondo degli adulti e del lavoro, che cercano di portare la pagnotta a casa e di scappare dalla vita che conducono, e le balere il sabato sera sono solo un modo per scappare, almeno per una notte, dalla vita che conducono.

Tony è un ragazzo che lavora come commesso di un negozio per la casa, che ha una famiglia a cui badare, e da una parte vorrebbe iniziare a lavorare con la sua passione per il ballo ma dall’altra non vuole abbandonare i familiari. Stephanie invece si vanta degli incontri d’élite che fa nel suo lavoro, si atteggia a riccona, quando dentro è triste e si sente vuota. Il sabato entrambi esprimono i veri sé stessi, sfoggiano le loro qualità più grandi, il talento nel ballare, ma il resto della settimana si rinchiudono nelle loro gabbie quotidiano troppo piccole per due ragazzini che vogliono solo volare.

Ma non è solo la loro storia: è quella di Annette, di Bobby, di Gus, di Pauline, di  tutti i ragazzi che, anche oggi e nella realtà, affrontano qualcosa che non vogliono affrontare e si ritrovano adulti quando ancora non lo sono.

A edulcorare questa storia, che sembra più quella per un drammatico che per un musical, è la musica dei Bee Gees ben interpretata dagli attori, fra i quali spunta un Tony interpretato da Giuseppe Verzicco, uno dei migliori performer del panorama dei musical in Italia, scelto da Claudio Insegno, regista dello spettacolo, e dai produttori americani del musical

Il musical è stato fatto in onore dei quarant’anni del film con John Travolta, non so dire esattamente le differenze perché non l’ho visto, ma alla fine credo che il succo dia stato preso: la vita degli immigrati italiani di seconda generazione, quelli che hanno potuto sfoggiare la frase “sono americano” senza sudare per una carta verde, che erano sospesi fra due mondi e cercavano di prendere il meglio da entrambi, ma hanno sempre sognato qualcosa di più.

L’hanno raggiunto? O sono rimasti nelle loro prigioni?

Questo non lo sapremo mai, ma non è affatto male rivivere le atmosfere dance di fine anni ’70 e tuffarsi nei balli dopo una settimana di lavoro.

“La febbre del sabato sera” è presente dal 7 al 19 febbraio al Teatro Olimpico di Roma.

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