Pannofino ritorna con i “Suoceri albanesi” al Sala Umberto di Roma

Pannofino ritorna con i “Suoceri albanesi” al Sala Umberto di Roma

Il Sala Umberto riaccende i riflettori per questa stagione teatrale sui Suoceri albanesi, la commedia di Gianni Clementi che ha registrato già un grande successo di pubblico con vari sold-out, 86 repliche, 50 città toccate e circa 50.000 spettatori totali.

Al centro della vicende si situa una coppia moderna: lui, Lucio (Francesco Pannofino), con un impiego nella politica comunale e lei, Ginevra (Emanuela Rossi), donna al passo con i tempi alle prese con conference call con riviste importanti e intenta a fare pratica di ricette raffinate e innovative. A completare il quadretto familiare c’è anche la sedicenne Camilla, una giovane d’oggi tutta cellulare, poco affezionata allo studio ma molto impertinente che dà una bella dose di grattacapi ai genitori.

Il caos calmo della loro vita sarà turbato da una visita dell’eccentrico inquilino del piano di sotto che lamenta una perdita nelle tubazioni del bagno della famiglia. I lavori saranno affidati a Igli, un albanese che dopo essere stato costretto a lasciare su di un barcone il proprio paese si è riuscito a costruire una vita onesta e dignitosa in Italia; lui avrà come aiutante suo figlio Lushan, un giovane sulle sue ma molto attraente che finisce per catalizzare su di sé le attenzioni di Camilla.

I Suoceri albanesi è una commedia frizzante che offre uno spaccato della società attuale, un catalogo psicologico di alcuni ‘tipi’ che si possono incontrare all’interno del sottobosco urbano contemporaneo. Ecco che allora bussano alla porta dei due protagonisti l’amica di famiglia, un’erborista alla costante caccia di un maschio da fare suo, ma anche un uomo di mondo, un viaggiatore poliglotta attaccato alle sue stranezze esotiche e ai suoi tick particolari.

Nel catalogo dei tipi umani che vengono descritti sul palco finisce, a ben vedere, anche la figlia della coppia, una teenager alle prese con una crisi adolescenziale, e Ginevra stessa, la moglie, con la sua mentalità progressista in campo di educazione e cucina. Viene così delineato un ambiente familiare in cui lo spettatore si riconosce e dove ritrova dei caratteri della vita reale, solo trasfigurati efficacemente dall’accentuazione comica.

Proprio in questo turbinio di figure si vengono ad inserire i due operai albanesi che si configurano come una specie particolare in un habitat popolato da personaggi curiosi, ciascuno con le proprie virtù, con il proprio stile comunicativo, con le proprie fissazioni. Una tipologia in più in una umanità variegata che viene sistematicamente presa in giro dalla struttura della trama, salvo poi essere salvata con un sorriso comprensivo e riconciliante. I suoceri albanesi mostrano così una realtà fantasiosa e complessa, che poi riscopriamo come nostra, come quella dove tutti i giorni ci troviamo sorprendentemente a vivere. Un bello spettacolo da andare a vedere e, nel caso, rivedere.

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