‘Le luci della ribalta’ e Chaplin ospiti del Quirino a Roma

‘Le luci della ribalta’ e Chaplin ospiti del Quirino a Roma
"Le luci della ribalta", foto di scena

Antonio Salines si veste da Calvero e Marianella Bargilli danza sulle punte per trasformarsi in Terry e far rivivere una delle pellicole che hanno segnato la storia del cinema e dell’immaginario collettivo. ‘Le luci della ribalta’, l’ultimo film americano di Charlie Chaplin, viene presentato in formato da palcoscenico al Teatro Quirino fino al 12 febbraio dopo il successo dell’impresa durata anni per strappare l’autorizzazione a riprodurre il testo dalla famiglia del grandissimo interprete inglese.

‘Le luci della ribalta’ è uno spettacolo che ben si presta ad una traduzione nel linguaggio teatrale perché racconta della vita dell’attore sul palcoscenico, le sue illusioni e le sue speranze, il suo rapporto con il pubblico. Una relazione con il teatro che, del resto, si rivela chiaramente già nel titolo della pellicola e che fa giustizia all’idea di riportare dietro l’arco di proscenio un testo che, in fin dei conti, nasce proprio lì.

La rappresentazione segue passo passo la pellicola cinematografica, sia nel susseguirsi delle scene, sia nei dialoghi che si dimostrano spesso fedeli alla versione da grande schermo. In generale si assiste ad una rilettura in chiave tendenzialmente comica delle ‘Luci della ribalta’ che, nello scegliere tra la componente tragica e quella a lei contraria, privilegia frequentemente la seconda. Questa osservazione si applica sia alla figura di Calvero (un bravo Antonio Salines), sia soprattutto al contegno dei ben riusciti personaggi secondari che spesso si divertono ad aggiungere brio e spirito all’andamento dello spettacolo. Questa scelta ha però l’effetto collaterale di disinnescare parte delle linee di tensione e dei conflitti presenti nell’edizione del ‘52.

Che la volontà della messa in scena sia in ogni caso quella di veicolare un messaggio positivo lo si evince anche dalle parole del regista Giuseppe Emiliani, che spiega come “solo l’immaginazione e la fantasia creatrice accendono il desiderio e restituiscono il senso della vita, alimentano il fuoco sotto la cenere. Perché, in fondo, pur nelle angosce e le difficoltà del quotidiano, quando ogni speranza sembra solo una remota possibilità, un irraggiungibile approdo, la fantasia ci offre la consapevolezza che “nulla finisce, cambia soltanto”. Non resta che esserne consapevoli e non smettere di credere che la vita possa sorprenderci ancora. Per una nuova, lucente, ennesima ribalta”.

Una nota di merito va alla scenografia che riesce a gestire con eleganza il continuo cambio di spazi e situazioni che costella la versione cinematografica grazie anche all’ideazione di un vero e proprio ‘palco sul palco’ stabile per le scene metateatrali e all’inserimento di un leggero telo a fil di sipario per la proiezione di foto e video che diventano parte integrante del mobilio di scena. La musica e la conduzione dell’illuminazione contribuiscono a creare uno spazio scenico duttile e di valore. Molto belli i costumi, in particolar modo quelli indossati da Calvero nel finale.

 

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