“Venere in Pelliccia”: la guerra dei sessi, antica come il mondo

“Venere in Pelliccia”: la guerra dei sessi, antica come il mondo
"Venere in pelliccia", foto di scena

Al Teatro Ambra Jovinelli dal 26 Gennaio al 5 Febbraio

Lei: attrice alle prime armi, ma agguerrita. Un po’ sguaiata, grezza quanto basta per inciampare in una serie di gaffe a ripetizione, potenti e seducenti, apparentemente alla mercé del suo Pigmalione. Lui: sofisticato autore teatrale e regista con ambizioni d’avanguardia, alla fine di una giornata di prove, d’una sconfortante sequenza di attricette sprovvedute.

Lei piomba nell’anonima sala di prova a tarda sera, fuori tempo massimo per l’ambito provino, ma a tutti i costi vuol proporsi per la sua nuova messa in scena della Venere di Sacher-Masoch, la parte di Wanda von Dunajew deve essere sua: insiste, blandisce, intenerisce pure, finendo per vincere le resistenze di lui.

Il regista cede, ma è veramente tardi: accetta solo un veloce provino, tre pagine di copione e via. Ma gradualmente invece il dramma prende vita, attrice e regista escono di scena, rimpiazzati in poche battute dalla ‘vera’ Wanda von Dunajew e dal suo promesso schiavo, Severin von Kusiemsk, in un crescendo di passione tensione che porterà ad un esito imprevedibile.

Giocata molto sapientemente sulla giustapposizione e poi sovrapposizione dei due piani narrativi, quello del provino (sulle prime stentato, impacciato, senza speranza) e quello del romanzo interpretato, raccontato (sovrattono, viscerale, coinvolgente), questa Venere è senz’altro un pezzo di bravura, nel testo (e pretesto) narrativo ma soprattutto nell’interpretazione, sorretta da dialoghi – e monologhi – irrobustiti da un ritmo curatissimo, spesso incalzante, a tratti illanguidito.

L’attrice e il suo regista, novelli Wanda e Severin, quasi prigionieri nello spoglio stanzone, sono sempre più coinvolti nella vicenda letteraria, gradualmente i ruoli si confondono prima, si invertono poi, in un continuo rimbalzo, sempre meno comico, dal ‘qui ed ora’, alla finzione scenica, che finzione più non è.

La Wanda (attricetta un po’ naif) diventa la donna-tigre, affamata di piacere e potere, il Valter (regista ambizioso quanto imbelle) finisce per lasciarsi coinvolgere voluttuosamente nel gioco di dominio e sottomissione che solo pensava di narrare: quasi senza accorgersene, apparentemente avvinto dalla resa scenica, si precipita sempre più in basso, e la finzione diventa reale, mentre i ruoli iniziali, diventano formali, e sbiadiscono, sfumano: non servono più, infatti, perché il gioco di Wanda-Venere è ormai scoperto, esplicito, feroce. E la sua vittima aspetta solo la fine.

Nonostante la sua conclusione un po’ ‘veloce’, questa Venere in Pelliccia rimane senz’altro uno spettacolo curatissimo nella scrittura e nella partitura: coinvolgente fin da subito, mai banale, tutto giocato su un filo di lama, irride e illude in apertura lo spettatore, nel gioco comico della Wanda svampita ma tenace, solo per sorprenderlo nel cambio di tono e di passo della Wanda sensuale, passionale, quasi solenne.

E quando, proprio dal valigione informe dell’attricetta , cominceranno ad uscire (à la Mary Poppins) i costumi di scena che vestiranno e trasformeranno gli interpreti nei personaggi, noi ancora non lo sappiamo, ma, pur se continuiamo a ridere degli strafalcioni e delle interruzioni di “quella” Wanda, sullo sfondo è già in agguato la metamorfosi, la vendetta, il senso ultimo di tutta questa guerra, mica tanto divertente.

La Venere in Pelliccia di Valter Malosti incarna felicemente il testo di David Ives, e in filigrana l’originale di Sacher-Masoch: sostenuta da un’interpretazione sciolta, naturale, ispirata (in breve: perfetta), di Sabrina Impacciatore e dalla guida scenica garbata e accurata di Valter Malosti (in scena come in regia), questa commedia sa cogliere e mantenere un equilibrio ispirato, e pur così naturale, tra le sue parti vive e vivide e le inquietanti suggestioni delle anime torbide che la popolano, lasciandoci senz’altro divertiti (e grati), ma anche un po’ inquieti (e di questo meno grati).

Imperdibile.

Regia di Valter Malosti

Con: Sabrina Impacciatore, Valter Malosti

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