Vincenzo Salemme presenta uno spettacolo “esagerato” al Sistina di Roma

Vincenzo Salemme presenta uno spettacolo “esagerato” al Sistina di Roma
"Una festa esagerata", foto di scena

Dal 18 gennaio al 5 febbraio 2017 il Sistina di Roma ospita “Una festa esagerata”, la nuova commedia scritta, diretta ed interpretata da Vincenzo Salemme.

Un’opera teatrale ambivalente, con una doppia anima in cui son rappresentate situazioni e fatti divertenti ed ironici, che rasentano il ridicolo e l’assurdo, ma che nascondono, contemporaneamente, considerazioni profonde ed attuali sul comportamento umano. Scene spassose e paradossali (create da Alessandro Chiti), che raccontano la quotidianità nel classico dialetto napoletano dense e ricche di battute e  freddure, si alternano a momenti che offrono spunti di riflessione importanti e rilevanti. Il tutto accompagnato dalle classiche musiche napoletane allegre e vivaci (curate da Antonio Boccia), da un semplice ma decisivo gioco di luci (realizzato da Francesco Adinolfi) e dai costumi (creati da Francesca Romana Scudiero) che rendono l’atmosfera armoniosa e  caotica.

Tra gag e morale, allegria e riflessione ne è scaturito un lavoro divertente ma allo stesso tempo profondo. La commedia racconta le aspirazioni della piccola/media borghesia ritraendo ipocrisie e convenzioni di chi è pronto a tutto pur di sopravvivere.

La storia narra di una famiglia borghese di oggi, composta da padre, madre e figlia coinvolta nell’organizzazione del debutto in società della giovane Mirea, la usa festa per i diciotto anni. Ed ovviamente, non potrebbe esserci nulla di più semplice se non fosse che il padre (Vincenzo Salemme), uomo di valori morali (leggermente) presuntuoso sul suo carisma e amante del teatro, deve confrontarsi con una moglie (Teresa Del Vecchio) “affamata” di popolarità e di scalata sociale, disposta a tutto pur di incassare soldi e fare la vita da “borghese milanese” scendendo a compromessi con la politica locale.

In tutto ciò non possono mancare le pedine degli imprevisti interpretate magistralmente da un cast competente e fortemente teatrale. Una figlia (Mirea Flavia Stellato) a cui Gennaro Parascandalo cerca di insegnare i valori come l’amore e il rispetto, ma è molto più presa dai beni materiali confondendo amore e soldi, un furbo-napoletano che cerca di fare l’indiano a servizio dei padroni di casa, un neo-portiere del palazzo (Antonio Guerriero) impegnato nelle elezioni di condominio, un prete (Nicola Acunzo) alternativo “da strada” e la storia di un vecchio amore (Antonella Cioli) che continua a tornare nella vita del protagonista e che è trama portante.

Lo spettacolo dura poco meno di due ore ed è brioso e leggero, senza intoppi se non nella ripresa del secondo tempo, dove si lascia meno spazio alla risata per spingere la riflessione verso l’ironia della sorte e le presunzioni della mente umana che spesso si autoconvince di situazioni vissute solo nell’immaginario dei protagonisti. La prima parte dell’opera, infatti, è dominata da prese in giro e barzellette che hanno come comune denominatore l’ignoranza e la rozzezza di alcuni personaggi, classiche caratteristiche della commedia. La seconda parte della rappresentazione, invece, affronta temi importanti che affrontano tematiche serie e moderne come i problemi sociali: la disoccupazione, la corruzione, la povertà e l’ignoranza oltre che i pregiudizi.

Una morale? Una conclusione? Un epilogo? No, semplicemente un’esperienza quella lasciata in bocca alla fine della commedia che apre uno spunto di riflessione che non vuole lasciare solo risate allo spettatore, ma anche degli spunti di riflessione sulla vita moderna e su quanto l’uomo sia sempre più pronto a sacrificare i propri valori per cedere alle tentazioni della ricchezza e del terreno.

In poche parole uno spettacolo che prima fa sbellicare letteralmente dalle risate il pubblico, catturato ed ammaliato dall’atmosfera ridicola e spassosa della situazione e dalle infinite battute e doppi sensi dei protagonisti, ma che poi fa riflettere sui problemi e sulle situazioni di una gran fetta di Italia che è ancora preda dell’ignoranza, dei pregiudizi e della povertà, oltre che della corruzione.

Nonostante l’umanità ondeggi da sempre in un’altalena di miseria e nobiltà, in cui pochi hanno molto e molti hanno poco, in cui le cose materiali son andate a sostituirsi alla morale e ai valori, ricordiamoci sempre che noi tutti siamo quelli che possono cambiare il mondo per davvero, cambiandolo in meglio per poi sederci su una seggiola e farci chiedere dagli altri “te piace ‘o presepe?”.

“Sì, ce piace ‘o presepe”.

 

 

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