Se piace è (speriamo) lecito: “Aminta” al teatro India

Se piace è (speriamo) lecito: “Aminta” al teatro India
"Aminta"

Fino al 29 gennaio è in scena al Teatro India di Roma il dramma pastorale AMINTA S’ei piace ei lice” con una rilettura performativa a cura di Luca Brinchi e Daniele Spanò già noti nel panorama artistico per le loro ricerche e sperimentazioni che li hanno condotti a molti e prestigiosi riconoscimenti. Conosciuti, anche, al pubblico (più tradizionale) del Teatro di Roma avendo collaborato a diversi allestimenti prodotti da quest’ultimo.

Il loro lavoro si avvale, nell’Aminta, dell’elaborazione drammaturgica di Erika Z. Galli e Martina Ruggeri che nel 2005 hanno dato vita al collettivo Industria Indipendente riportando, anche loro, incredibili successi nel campo del teatro sperimentale.

Il capolavoro teatrale del Tasso viene qui riproposto come un’esperienza sensoriale, metafisica che è il prodotto dell’incontro di diverse discipline artistiche. Nell’Aminta ciò che viene messo in evidenza è il contrasto tra le leggi della civiltà e le leggi di Natura, il mondo moderno e il favoloso mondo dell’Arcadia in cui a comandare era Amore, in cui gli istinti e il piacere dettavano le azioni dell’uomo. Il piacere sembra essere alla base anche di questa straordinaria messinscena in cui lo spazio e l’ambientazione del racconto viene fatto esplodere in tantissimi frammenti visivi che rimandano ad altri luoghi, che si intrecciano l’uno con l’altro, si accavallano cercando di creare quella libertà spaziale ma che viene saldamente bloccata dall’edificio teatro.

Anche l’attore viene smembrato, la sua voce non appartiene al corpo, i suoni vengono distorti, anche il suo stesso corpo non viene mai visto intero. Anche la strumentazione tecnica è mai tradizionale, gli schermi si muovono come si muovono anche le sorgenti sonore.

Sembra che per ricreare quell’universo bucolico del Tasso, in cui il poeta rompe le convenzioni e le regole del vivere civile per andare alla ricerca del piacere e alla libera espressione degli istinti,  Spanò e Brinchi siano costretti a rompere con le consuete regole della rappresentazione, della coerenza spaziale e confondere le coordinate percettive dello spettatore, creando attraverso l’artificio della tecnologia quella semplicità e quella naturalezza che soggiace al testo teatrale.

Questo spettacolo è un trionfo per il Teatro di Roma e per il suo direttore, Antonio Calbi, che adesso devono massimizzare il loro impegno per promuovere questo di tipo di attività all’interno del loro cartellone in modo sistematico e continuativo, se vogliono realizzare concretamente gli obiettivi contenuti nel decreto del 2014, educare il pubblico contemporaneo ai nuovi mezzi di espressione e concedere importanti spazi istituzionali alle forme future di rappresentazione e, infine, contribuire all’evoluzione del teatro in Italia.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook