‘Gli uccelli migratori’, come un piccolo incontro può cambiarti la vita

‘Gli uccelli migratori’, come un piccolo incontro può cambiarti la vita
"Gli uccelli migratori", foto di scena

A volte si è bloccati in una vita fatta di abitudini, di piccoli rituali che si perpetuano per tutto il giorno, immersi nella nostra piccola dose di disturbo ossessivo compulsivo che tutti hanno in piccole parti (è quando questa dose si allarga che è un problema), ma questo rifugio è una casa di paglia, o di legno: basta un soffio per buttarla giù e portarci davanti a una scelta, affrontare la vita o scappare.

È quello che succede a Marta e Guido, i due protagonisti dello spettacolo: due fratelli ormai all’età adulta, lui si prende cura della sorella al nono mese di gravidanza e sopporta le crisi di asma e di ansia della sorella nella loro baita di famiglia immersa nei boschi, quando nella loro vita irrompe prima Walter, il padre della bambina che Marta porta in grembo dopo una notte di sesso occasionale, poi Gerry, un ornitologo in cerca di un ibis che si è staccato dal suo stormo in migrazione e che si è venuto proprio a rifugiare proprio nel bosco vicino alla baita di Marta.  Il primo viene a reclamare di aiutare la donna con la figlia e questo sballa i programmi fatti dai due, soprattutto quando si scopre che è stata lei ad avvertirlo e a chiedergli aiuto in un momento di fragilità. L’altro, spiegandogli i movimenti migratori degli uccelli e come hanno bisogno di spostarsi, scatena in lei una scossa nell’inconscio sbloccandole la gravidanza dopo giorni di ritardo dalla nascita, pur non abbastanza da convincere la bambina (che probabilmente si chiamerà Leia) a uscire, ma è già un passo avanti dalla stasi totale e il cambiamento della madre alla fine, il superare le sue ansie e le sue paure, preannunciano finalmente la fine della gravidanza.

Non credo sia un caso che l’uccello che si è perso sia proprio un ibis sacro: in Egitto era associato a Toth, dio dell’intelligenza e di tutti i lavori che riguardano uno sforzo mentale. Quindi la trama di Marta, con l’ibis, si collega a quella di Guido, il fratello scrittore; se l’aiuto a Marta è dato da Gerry, quello a Guido è dato a Walter: malato terminale, venuto a vedere almeno per una volta la figlia concepita “per errore”, che smuove l’uomo, uno scrittore e insegnante di latino, a migliorare e pubblicare il suo romanzo in scrittura da anni. un certo senso, anche quello è un parto che viene sbloccato da un fattore esterno.

In sostanza, la migrazione è qualcosa che di tanto in tanto dovremmo fare anche noi: cambiare, spostarci da un luogo all’altro, seguire il nostro istinto, per non morire di stasi e di freddo nel cambiare delle stagioni.

È questo il messaggio dello spettacolo. E’ questo quello che dovrebbero imparare tutti.

 

 

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