Bertolino, referendum e Costituzione sotto i riflettori del Teatro Sala Umberto

Bertolino, referendum e Costituzione sotto i riflettori del Teatro Sala Umberto
Enrico Bertolino in una foto di scena

“Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” recita un famoso aforisma di Wilde, adatto più che mai a descrivere le cronache di questi ultimi giorni. E se il fatto che il Referendum continui a far discutere di sé non stupisce, c’è però chi comincia a chiedersi  se per molti elettori, non sussista il serio rischio di rimanere sommersi nel mare magnum di informazioni contrastanti fornite dalle varie parti politiche. Molto probabilmente un dubbio del genere deve aver scosso  anche Enrico Bertolino che ieri, sul palco del teatro Sala Umberto, è tornato a riproporre al pubblico romano lo spettacolo “Perché Boh, guida comica allo sfruttamento della Costituzione”, precedentemente rappresentato al Brancaccio il 4 e 5 Ottobre scorsi. “Dal momento che il mondo intero in questi giorni ci guarda, la mia, stasera, dovrà essere un’orazione europea ragazzi”, afferma sarcasticamente il comico milanese salendo sul palco: un nobile intento, quello dello show man, perseguito non senza una buona dose di “dissacrante ironia”, fiore all’occhiello, se così si può dire, dell’Instant Theatre, in cui costante è la ricerca di coinvolgimento attivo del pubblico.

L’estro comico di Bertolini invade l’attualità facendo ostaggio delle sue burle i protagonisti della vita politica senza esclusione di colpi: dalla riproposizione liturgica della riforma di Renzi nelle vesti di un grottesco salmo responsoriale al ritmo di “basta un sì”, alla lettura, a mo’ di Lettera agli Apostoli, di un messaggio della grillina Virginia Raggi inviato al premier, al quale, la sindaca di Roma chiede “di essere liberata dai suoi peccati,avendo desiderato in passato, non certo di vincere le elezioni,ma di partecipare in virtù del suo grande spirito olimpico”.

E ancora Bertolino si scaglia contro le notizie demistificatrici delle stampe straniere dall’Economist al Financial Time, ironizzando che più credibile sarebbe la notizia che Topolino avesse deciso di non mettere più piede in Italia in caso di vittoria del si, o che Willy Wonka minacciasse la chiusura della sua fabbrica per la vittoria del no,  rispetto ad alcuni articoli scritti da giornalisti britannici.

Ma qui sul palco del Sala Umberto lo scherzo e il riso non bastano: Bertolino, si serve della satira politica come un’arma di decostruzione della realtà, uno strumento critico che permette a ciascuno spettatore, seduto sulla sua poltrona, di elevarsi dalla propria condizione individuale per ammirare, da un osservatorio privilegiato, il mondo che lo circonda, cogliendone paradossalmente più storture di quante riuscirebbe a scorgerne in una condizione di serietà. Il Leitmotiv che attraversa lo spettacolo dunque è  la conoscenza della Costituzione, perché dice il comico, “non bisogna dare il sentore dell’ignoranza, ma riflettere”.

E riflettere è possibile solo se si ricostruisce l’excursus storico su cui affonda l’idea di Costituzione stessa: dalle tavole dei dieci Comandamenti, al codice di Hammurabi risalente al 1750 a.C,passando attraverso il  Codice Giustinianeo e la Magna Charta, fino allo statuto Albertino, “costituzione liberale di una monarchia assoluta”, tanto per non  cadere nella contraddizione.

Ironia e riflessione, svago e apprendimento ma anche tanta musica: con l’accompagnamento del maestro Teo Ciavarella, Bertolini si cimenta in performances musicali, rielaborando i testi delle canzoni della grande musica leggera italiana da “partito mio che stai sulla collina” a “voto per votà”, con la creazione di un pittoresco “bignami musicale”, in cui la lettura degli articoli  viene adattata sulle basi dei brani più famosi dei Pooh.

Nella parte finale dello spettacolo grande interesse  oltre la comica rassegna Stampa, hanno rivestito le interviste a Stefano Fassina e Ivan Scalfarotto, rispettivamente sostenitori  del fronte del no e del si, che hanno avuto un minuto a testa per giustificare le proprie scelte.

Che si esca dalla sala convinti o confusi ,non è importante per Bertolino. La salvezza di noi cittadini  non si gioca su improvvidi convincimenti , ma sull’impegno fedele alla partecipazione alla vita civile.

In un “giuoco delle parti tutto politico”, bisogna prima riscoprirsi attori in grado di recitare una parte, per rivendicare un proprio ruolo all’interno di un copione  e per scriverne un finale diverso, magari chissà, con un lieto fine una volta tanto.

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