‘I sorrisi del portiere’: Laganà e le famiglie “perbene”

‘I sorrisi del portiere’: Laganà e le famiglie “perbene”
Rodolfo Laganà in 'I sorrisi del portiere'

Qual è il regalo più bello da fare ad una persona dalla mattina alla sera, tutti i giorni? Ce lo spiega Orazio Parini (Rodolfo Laganà), un comunissimo portiere di un palazzo condominiale in via De Pretis, a Roma. Qui vivono persone e famiglie apparentemente normali, a cui lui regala un sorriso speciale, diverso per ognuno. Essendo un portiere conosce tutto di tutti e quando la polizia arriva, lui è il primo ad essere portato in commissariato.

Tra le spiegazioni del romanesco all’ispettore di polizia bresciano, i ricordi di una Roma passata, le risate di una commedia brillante e un finale a sorpresa, Laganà racconta nel suo monologo in crescendo l’importanza del sorriso. Che sia quello giusto, però. Il portiere Orazio ci fa riflettere, attraverso la sua semplicità e ironia, sull’importanza di questo gesto semplice, che vale troppo per essere donato a tutti.

Nel condominio sembrano vivere persone normali, ma dietro questa apparente normalità si nascondono cose veramente strane, come la professoressa Samantha che fa finta di essere una musicista, o l’avvocato sempre nervoso. E’ una forte critica sociale contro gli stereotipi: il nostro portiere, con la sua terza media, conosce l’essere umano molto meglio di un possibile laureato in psicologia. Questo perché è un personaggio a cui non importano le apparenze e che, anzi, smaschera gli atteggiamenti falsi di tutti i condomini.

La scenografia è minimalista: due bandiere, proprio come nei commissariati, un attaccapanni e la sua poltrona. L’intera recitazione è avvenuta da seduto, a causa della sclerosi multipla che ha colpito l’attore ormai un anno fa, ed è stata comunque impeccabile, forse anche grazie all’ambiente familiare e raccolto del Tirso De Molina, il teatro dove sarà in scena fino al 27 novembre. In sala era presente anche l’insegnante di recitazione dell’attore, che lui ha ringraziato per la pazienza avuta in passato e salutato calorosamente.

Laganà non si è smentito nemmeno stavolta, e nonostante la malattia è riuscito a portare in scena uno spettacolo lucido, ironico ed emozionante, con quella simpatia e spontaneità tipica di chi Roma la conosce a fondo, nella quotidianità del passato e, purtroppo, anche del triste presente. Chissà se le generazioni future avranno la pazienza di conoscere così bene le cose della vita; ogni generazione, come dice Orazio, è ultima in qualcosa: i nostri bis nonni erano gli ultimi a stipulare un contratto con una stretta di mano, i nostri nonni erano gli ultimi a sposarsi senza consulente finanziario… e noi?

Giacomo Maria Visalli

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