“L’ultima strega”, conflitto eterno fra scienza e religione al Brancaccio di Roma

“L’ultima strega”, conflitto eterno fra scienza e religione al Brancaccio di Roma
"L'ultima strega" al Brancaccio di Roma, foto di scena

Da contrapposizioni e conflitti nasce lo spettacolo “L’Ultima Strega” rappresentato al Teatro Brancaccio in Roma dal 27 ottobre 2016 al 6 novembre 2016. Lo spettacolo (di Andrea Palotto e Marco Spatuzzi, interpretato da Valeria Monetti e Cristian Ruiz, con la partecipazione straordinaria di Simone Colombari, Lorenzo Gioielli e con Mikol Barletta, Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi, Giulio Corso e con la regia di Andrea Pallotto e con un’orchestra dal vivo) anomalo e moderno, spezza gli schemi e proietta lo spettatore dentro e fuori dal tempo per due ore e un quarto di lacrime e risate senza soluzione di continuità. Con il geniale espediente teatrale del metateatro, con il quale all’interno di una rappresentazione si mette in scena una ulteriore azione teatrale della quale viene dichiarata la natura fittizia, lo spazio ed il tempo si dilatano e restringono travalicando ogni dimensione; un artifizio che avviluppa e confonde entrambe le storie creandone una sola autonoma ed indipendente dalle altre due.

Fin dalla notte dei tempi gli opposti si son sempre attratti per poi respingersi con energia e vigore. Nella storia dell’uomo molti son stati gli avvenimenti che han evidenziato lo scontro fra tali forze, una lotta che ha cambiato le sorti dell’umanità deviando il corso degli eventi. Una disputa di tal genere che ancor oggi è presente nel nostro mondo è il conflitto fra religione e scienza, in cui la prima è ancorata a tradizioni e riti ormai antichi e tramandati da millenni per la diffusione della parola di un dio buono e misericordioso, mentre la seconda è legata al progresso e alla ricerca continua della verità in tutte le sue forme; una incatenata alla spiritualità mista a fantasia, l’altra avvinghiata alla materialità e alla realtà fisica. Una disputa che si inasprì sempre di più nel periodo del ‘700, l’illuminismo, dove il lume della ragione fuso con nuove scoperte ed invenzioni rischiarava le tenebre dell’ignoranza, il Medioevo, vincolate ad usi e costumi ormai obsoleti densi di superstizioni e scaramanzie. Una contrapposizione fra due periodi, l’illuminismo e il Medioevo, che accendeva anche il fuoco di due modi contrapposti di vivere la realtà e di pensare, uno legato alla scienza, l’altro alla religione e ai pregiudizi.

La trama avvincente e misteriosa, a volte tragica ed altre divertente, coinvolge il pubblico e lo attira mantenendolo spesso sulle spine fra una battuta ed un’altra in uno scenario di intrighi e tradimenti (alla maniera moderna del Trono di Spade) che si sposa perfettamente con momenti di ilarità e di tensione.

Da un libro regalato in dono la notte di Natale due giornalisti immaginano la verità su Anna Goeldi, presunta ultima donna in Europa, a essere giustiziata per stregoneria, a Glarona nel lontano 1782. In un sapiente gioco di tragica ilarità, Andrea Palotto affida il racconto della Storia a due personaggi irriverenti che dissacrano il passato, ma facendolo ripercorrono minuziosamente la vita della donna/strega e la sua intima natura, doppia, perché solare e misteriosa. Tra le montagne della Svizzera del settecento, Anna Goeldi (Valeria Monetti) si trova a fare i conti con la diffidenza di una piccola comunità cantonale nei confronti di chi è diverso e forestiero. Lei madre ferita e sola, coraggiosamente padrona del proprio destino ed incredula dell’effimero caso, verrà punita dall’odio e dalla gelosia, dalla vendetta, avida di assoluzione di un giudice “illuminista a intermittenza” (Cristian Ruiz), incatenato al passato della stessa donna, ma abituato a comprare il silenzio e il consenso, a costruire il bene e il male e a ricorrere alla superstizione popolare per servire vendette e sentenze senza appelli. Gli unici sordi al pettegolezzo e capaci di vedere oltre la menzogna che si autoalimenta sono un “cavaliere del pane” imbranato e dolce come le delizie che sforna, un giovane fabbro, intento a forgiare il suo cuore, e l’oggetto dei suoi pensieri amorosi, la piccola Sara, adolescente figlia del giudice (interpretata dalla giovanissima Mikol Barletta) spontanea e sensibile, spensierata, innamorata della vita e misteriosamente legata alla protagonista.

La cornice sonora creata da Marco Spatuzzi, rende la scena appassionata e magica, descrivendo emotivamente il paesaggio e l’anima dei personaggi sempre più definita e completa, insinuandosi elegantemente fra i dialoghi costruiti senza abusi di banalità retorica. L’ieri e l’oggi sulla scena sembrano mescolarsi fino a confondersi e la storia magicamente diventa realtà, la sorte di una strega riporta alla sorte di una donna indipendente e di una madre fiera, che nella morte fa vincere la vita e nel peccato fa trionfare l’amore. Il 27 agosto 2008, a più di 226 anni dall’ esecuzione, il parlamento cantonale di Glarona si è pronunciato per la riabilitazione di Anna Goeldi. Ma chi era veramente? È stata davvero “l’ultima strega”?

Un amore materno che travalica i confini di ogni altro tipo di amore, che vola sopra le parole ed i pettegolezzi delle persone e che, addirittura, porta al sacrificio di una madre per la felicità e la serenità di una figlia….un amore, anzi il vero amore, che è disposto a tutto e che affronta con coraggio e determinazione ogni difficoltà e qualsiasi ostacolo per giungere al suo obiettivo: proteggere e salvaguardare la gioia di una figlia. “Non si impara a camminare senza cadere”.

Scienza e religione, amore ed odio, luce e tenebre continueranno ad attirarsi fra loro per poi opporsi in un gioco eterno, come per magia……o stregoneria?

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