Macbeth di Shakespeare: contemporaneità nella rilettura di Andrea De Rosa

La scena del Piccolo Teatro Strehler è separata in due da una parete di vetro. Ma il vetro non è trasparente.
Dall’altra parte, si intravedono corpi danzanti o in movimento di uomini e donne. Talvolta si avvicinano, talvolta si allontanano, come un aggregato informe e casuale, al ritmo di note di un vecchio piano bar o di una vecchia balera. La musica resta, per tutto lo spettacolo, protagonista accanto ai protagonisti. All’inizio sono suoni musicali che coprono anche le voci, che stordiscono, proprio come la vita; verso la fine saranno esplorazioni di mondi sonori che rievocano la desolazione di una natura infinita, muta, dove un latrato di un cane smarrito ricorda che “è funesto a chi nasce il di’ natale”.
Al di qua della parete di vetro invece, cominciano ad entrare in scena i personaggi che si staccano dalla massa grigia in movimento.

Andrea De Rosa, il regista,  li veste come personaggi di oggi. Dapprima entra una lady Macbeth, quasi ubriaca, stordita dalla cacofonia della vita, già ebbra del potere che sogna per lei e per il valente marito Macbeth. È il desiderio di potere, la sua realizzazione a tutti costi, il tema del Macbeth di Shakespeare. È la tragedia più corta, ma forse la più densa, tetra e violenta. Macbeth è valoroso, un condottiero senza paura e pieno di ambizione. Ma gli manca la perfidia che a quella si dovrebbe accompagnare. Ed ecco allora che la moglie nutre in grembo la perfidia e la instilla nel marito. Insieme uccideranno il re per prenderne il trono e il sangue versato chiamerà altro sangue. Ed alla fine, quando il desiderio sanguinario è appagato, quando l’uomo è riuscito ad affermare se stesso, la lacerazione della coscienza, la solitudine davanti all’insondabile dinamica della realtà, lascia i due personaggi sconfitti. Andrea de Rosa riempie di risate la scena. Il suo Macbeth e la sua Lady Macbeth, i bravissimi Giuseppe Battiston e Frédérique Loliée rideranno sempre, in modo sguaiato, eccessivo quasi volessero prendersi gioco di un destino che si sta prendendo gioco di loro. Ma alla fine, anche la risata verrà messa a tacere dall’ inquietudine. La certezza del concreto disegno sanguinario si sgretola davanti a quella più reale della vita “che non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla”.
Spettacolo molto forte, di impatto scenico.
Da vedere dal 12 febbraio al 3 marzo al Piccolo Teatro Strehler.

Raffaella Roversi
15 febbraio 2013

 

Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)
Informazioni e prenotazioni 848800304 – www.piccoloteatro.or

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook