“ART”, l’amicizia maschile totalmente sbugiardata

Si dice siano le donne il sesso “sleale”.  Ochette vanitose e egocentriche si sbarazzano del loro avvilimento grazie ai rapporti d’amicizia che fieramente assecondano, perché abbandonarli è troppo difficile e un’amica che ci scorti in bagno serve sempre.  Più congeniali al genere femminile sembrano essere invece gli apprezzamenti mascherati, qualche critica impercettibile, e le simpatiche frecciatine latenti, tecniche completamenti inesplorate dall’animale maschio.

Invece no. “ART” di Yasmina Reza, divertentissima commedia pluripremiata (due premi Molière in Francia, Laurence Olivier Awards in Inghilterra, Tony Awards a Broadway) ci dimostra che non siamo sole. Che anche nei rapporti maschili, sempre dipinti come un’isola felice in un mare di birra, non si può essere totalmente se stessi. Capita anche a loro di fingere, di scendere a compromessi, di discutere per futilità senza arrivare da nessuna parte. 

 

E’ questo che Alessandro Haber, Alessio Boni e Gigio Alberti portano sul palcoscenico dell’Ambra Jovinelli con la sofisticata regia di Giampiero Solari fino al 10 Febbraio. Galeotto delle meschinità e delle debolezze svelate dall’autrice è l’acquisto, da parte di Serge (A.Boni), di un quadro bianco al modico prezzo di 200.000 euro. La tela diventa, così, il perno dello spettacolo incarnando l’unica possibilità regalata agli amici per essere se stessi, per affrontarsi veramente, facendo emergere problematiche e rancori presenti da tempo. Mark (G.Alberti) non ama le mezze misure, la tolleranza  non brilla certamente tra le sue qualità. E’ l’unico tra i tre a non farsi sedurre da ciò che lo circonda, ad avere una visione obiettiva del mondo in cui quotidianamente si barcamena. E’ stanco di essere il solo a capire che quel quadro è solo, maledettamente bianco. Oltre, non c’è niente: non c’è espressione, non ci sono colori, non c’è un significato, non ci sono sfumature di grigio e di rosso. Serge invece è pieno di sé e soddisfatto della sua vita. Dermatologo in carriera e appassionato di arte moderna, acquista la tela consapevolmente e deciso a mostrarla agli amici come l’opera d’arte in assoluto. Non si concentra sul bianco, piuttosto sulle righe oblique e grigiastre che vi scorge sullo sfondo, insieme a qualche sfumatura di rosso opaco. Per lui –intendendo quindi oggettivamente- il quadro non è bianco. E poi c’è Yvan (A.Haber), l’amico che tutti noi abbiamo, quello che vuole solo vederci felici, che ha poca personalità, a cui non interessa prevalere, che vede il quadro bianco guardandolo con Mark e colorato guardandolo con Serge.

Sullo sfondo di questo intreccio si sviluppa uno spettacolo comico, che rapisce dall’inizio alla fine. Il pubblico è coinvolto totalmente nella storia dei tre protagonisti, si diverte a riconoscere se stesso, a ritrovare le proprie esperienze in quella a cui assiste seduto in poltrona. Tra una risata e l’altra non può quindi fare a meno di alternare momenti di riflessione, scuotimenti di testa e qualche sorriso amaro. I ruoli sembrano essere costruiti appositamente per gli attori che li interpretano, contribuendo a rendere la commedia ancora più verosimile. 

Recita uno dei tre “..perchè in amicizia la tolleranza è il peggior difetto”.  Sarà vero?

Chiara Cerini

8 febbraio 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook