La storia di Novecento al teatro Eutheca

Un giorno un uomo disse al suo migliore amico che negli occhi delle persone vi è già scritto il loro destino. Negli occhi puoi vedere il loro futuro, ciò che gli riserva la vita, il passato è altra cosa. Negli occhi puoi leggervi una storia e finché hai una storia da raccontare hai tutto. Questa è la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, a raccontarla il suo migliore amico Max Tooney.

Novecento è figlio della miseria, i suoi genitori erano fra i tanti immigrati che ad inizio ‘900 avevano provato ad attraversare l’oceano per trovare fortuna in America, e per chi non ha niente avere un’altra bocca da sfamare può diventare un problema.

Abbandonato su di un pianoforte, viene adottato da Danny Boodman, che lavora proprio come meccanico sul transatlantico Virginian, traghetto di speranze e ricordi.

Quel pianoforte, quella nave, diventano il suo mondo, il suo regno, crescerà così sull’oceano senza mai scendere a terra, lì comincerà a suonare, senza nemmeno saper come, una musica unica, dettata quasi dal moto delle acque, una musica grazie alla quale era in grado di vedere l’altro mondo, quello della terraferma.

Quando Novecento suonava poteva andare ovunque, in ogni città, monte o prateria, quei posti li disegnava nella sua anima battendo le mani su di un pianoforte chiave di volta per la sua felicità e tranquillità. Per questo motivo Novecento era il più grande pianista del mondo, nemmeno il famoso Ferdinand “Jelly Roll” Morton, “l’inventore” del Jazz, poteva tenergli testa perché lui suonava con il cuore.

Per lui non c’era bisogno di scendere a terra per conoscere il resto del mondo, gli bastava leggerlo negli occhi di quei duemila passeggeri che ad ogni traversata gli regalavano un po’ della loro vita, delle loro emozioni, paure e passioni. Per Novecento il resto del mondo era una tastiera troppo grande, anzi infinita, per esser suonata e lui, che della Virginian e della sua tastiera era il “dio”, non sapeva, non poteva farsi tasto di quel pianoforte così terribilmente sterminato, quello che solo “Dio” sa e può suonare. Lui duemila passeggeri alla volta, si faceva invece dio di un microcosmo che era diventato ragione ed allo stesso tempo parte della sua esistenza.

Come detto a raccontare tutto questo è il suo migliore amico, lui è testimone di una storia che permette di guardare l’infinito negli occhi, una storia che lascia sul volto il segno della felicità, di un’autentica felicità interrotta da una sincera lacrima.

 

 

Enrico Ferdinandi

20 gennaio 2013

 

 

Info:

Novecento

di Alessandro Baricco, con Eugenio Allegri

Regia Gabriele Vacis

Teatro Eutheca, Cinecittà Campus, via Quinto Publicio 90, Roma – www.teatroeutheca.com

Orari: dal 18 al 20 gennaio; venerdì e sabato ore 21:00, domenica ore 17:30

Prezzi: da 20 a 10 euro

 

 

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