“Sogno di una notte di mezza Estate”: Zelig “off” all’Ambra Jovinelli

Sarà stata una scelta rischiosa quella di mettere in scena una commedia shakespeariana?
Può darsi, resta il fatto che quello che doveva essere un “sogno di una notte di mezza estate” si è trasformato, minuto dopo minuto, in un lungo (2he30’) incubo.

Regia di Giole Dix, traduzione e adattamento dello stesso e di Nicola Fano e protagonisti giovani comici di  “Zelig”, il programma che su canale cinque sforna, annualmente, nuova comicità sperimentale. Questi sono gli ingredienti che vedono Marco Silvestri di “Pali e Dispari”, Katia Follesa di “Katiana e Valeriana”, la coppia Nuzzo-Di Biase di “Cosa vorresti dire?!?!” e altri meno affermati portare in tavola un piatto scialbo, insipido, insaporito da qualche trovata divertente che, però, non prende il sopravvento su un condimento di battute trite e ritrite.

Lo spettacolo rimane fedele (forse anche troppo) alla trama decisa da Shakespeare e quelli rappresentati sono i tanto famigerati intrighi, inversioni, schermaglie amorose e epiloghi da “e vissero tutti felici e contenti”. Tuttavia, Dix apporta qualche modifica, se non sulla trama, sul linguaggio e sull’intreccio comunicativo, banalizzandolo al massimo con battute proprie di uno show di “Colorado Cafè”.  

Il pubblico pagante risponde a tutto questo con eclatanti risate che portano a riflettere. Potrebbe essere lo spettacolo perfetto dopo una giornata di lavoro intenso, ma davanti a rappresentazioni simili non si può non pensare al teatro che ti fa innamorare, a quello che sa regalare una risata profonda, che induce quei pochi italiani illusi a credere che per salire su un palco non possa e non debba essere sufficiente dire stupidaggini. O meglio, bisogna essere in grado di dirle; la comicità spicciola è arte sottovalutata che presuppone più talento di quanto si possa immaginare.

Qualche chicca però c’è sempre. Oltre ai simpatici Maria di Biase e Corrado Nuzzo che mettono in scena alcuni dei loro quadretti alzando il tono delle risate, le fila del discorso teatrale sono riprese costantemente da un originale Puk, folletto bugiardo e malizioso, interpretato da un’insolita Petra Magoni. La cantante/artista italiana, riesce con una voce flessibile e modulata su vari registri, ad amalgamare lo spettacolo sulle note del contrabbassista Ferruccio Spinetti, producendo una melodia orecchiabile e virtuosa al termine di ogni scena.

Detto ciò a noi non rimane altro che seguire il consiglio di Puk: fare finta che sia stato un (brutto) sogno e riprendere a dormire.

 

Chiara Cerini
2 dicembre 2012

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