“Into the wild world”, uno spettacolo per “quelli che cercano”

“Into the wild world”, uno spettacolo per “quelli che cercano”

“Happiness is real only when shared”

“La felicità è reale solo quando è condivisa”

Questa è probabilmente una delle massime più belle che siano state formulate negli ultimi anni. L’autore? Un giovane viaggiatore statunitense che, all’età di ventiquattro anni, conclusi gli studi universitari, iniziò ad esplorare la zona occidentale degli States, seguendo la volontà di vivere un periodo di solitudine, lontano dalle imposizioni e dai dettami della società. Un viaggio che, dopo qualche mese, lo condurrà alla morte per stenti, dopo essere approdato nelle fredde e sconfinate terre dell’Alaska. “Into the wild – Nelle terre selvagge” è il tributo che nel 2007 Sean Penn fece al giovane Christopher, una pellicola pregna di significato ed emozioni, che è rimasta nel cuore dei tanti appassionati di cinema anche per la scelta delle colonne sonore inserite, tutte interpretate dalla melodiosa e avvolgente voce di Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam. A confermare la potenza del comparto sonoro del film ci fu la vittoria del brano “Guaranteed” ai Golden Globe per la miglior canzone originale. In realtà non molti sanno che il film riprendeva la storia di Christopher McCandless ispirandosi a quella che lo scrittore Jon Krakauer aveva pubblicato nel 1996 con il titolo “Nelle terre estreme”, libro che narrava le avventure del viaggiatore solitario. «C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo». Lo scriveva Chris in una lettera indirizzata all’amico Ronald Franz. Un invito a mettere da parte la paura di esplorare l’inesplorato, di accettare il compromesso della società che vuole l’uomo ricco e agiato, ma dall’animo corrotto e debole. Alla ricerca costante di un rapporto sano con la natura, in cui uomo e natura dialogano insieme e in cui non esiste il cemento, Christopher è assurto a simbolo di autenticità, di purezza.

Ricerca dell’autenticità e conquista della verità nei rapporti umani sono alla base di “Into the wild – Quelli che cercano”, spettacolo scritto, diretto ed interpretato dall’attore e cantante Riccardo Mei, ventennale voce della televisione italiana in programmi come Superquark e Voyager, che sarà in scena dal 17 al 22 marzo al Teatro Lo Spazio di Roma.
Accompagnato da un organico di cinque musicisti, che sono Maurizio Loffredo alle chitarre, Maurizio Meo al contrabbasso, Cinzia Gizzi al pianoforte e Ivo Parlati alla batteria, Mei ci trascina in un viaggio teatrale, letterario, musicale e cinematografico nei territori selvaggi dell’Anima e della Natura.

Dai bisogni dell’uomo al libro “Nelle Terre Estreme” di Jon Krakauer e al film “Into the Wild” di Sean Penn, fino a Walter Bonatti e altri che hanno scritto di viaggio e ricerca, Riccardo interpreta dal vivo con il gruppo le canzoni di Eddie Vedder scritte per il film, brani di Cat Stevens e originali: dal libro al film al teatro.
«La vicenda del ragazzo Christopher McCandless, raccontata nel libro e quindi nel film di Sean Penn mi ha spinto a raccontare dei problemi della società di oggi, dei falsi bisogni instillati nei ragazzi, dei problemi legati all’ambiente dal quale dipendiamo tutti. Nel mondo letterario che c’è dietro alla storia di Christopher Mc Candless, legato a grandi scrittori anglosassoni come Jack London, Thoreau, ma anche Conrad e Tolstoj, tanto per fare alcuni nomi, ci sono dei meravigliosi spunti che ispirano la gioventù di una certa società conformista a lasciare tutto per partire, senza una reale destinazione, alla scoperta di se stessi e della verità nei rapporti umani. Raccontando la vicenda di Christopher Mc Candless, questo testo teatrale esplora le dinamiche genitori-figli, spesso all’origine delle incomprensioni e dei malesseri» dichiara l’ideatore dello spettacolo Riccardo Mei.

Del perché si parte, dei “maestri” che ci guidano nel cammino, dei personaggi di riferimento a volte reali a volte letterari ai quali facciamo ricorso per chiarirci le idee e andare avanti, l’autore e interprete vuole rendere omaggio ai tanti viaggiatori ed esploratori che, sprovvisti delle odierne tecnologie, riuscivano a documentare a settimane di distanza dal loro viaggio esperienze realmente assolute.

«Parlo per questo anche di Walter Bonatti, grandissimo scalatore esploratore e scrittore, mio personale riferimento negli anni dell’adolescenza, il quale aveva fatto un viaggio proprio  in Alaska, negli stessi territori, completamente da solo negli anni ’60  (quando non c’erano cellulari, le foto si sviluppavano solo al ritorno o arrivavano dopo settimane, ed era tutto diverso da oggi), e aveva poi raccontato queste sue esperienze di avventure estreme a puntate sul settimanale “Epoca”, da cui ho estratto alcuni passi.”
Uno spettacolo che alterna brani recitati, testi di Gaber, canzoni dal vivo e brevi letture, e sottolinea come il libro, e più generalmente  la parola scritta,  raccolga e generi al tempo stesso le esperienze umane, stimolando viaggi, ricerche, avventure e determinando a sua volta altre narrazioni, letterarie, cinematografiche, teatrali, musicali, poetiche,  in un percorso circolare senza fine. Come dice Riccardo in una frase chiave del suo spettacolo:  “i libri sono il viaggio
» continua Mei.
Oltre che un invito alla scoperta di se stessi attraverso il libro, il teatro, la poesia e il cinema, lo spettacolo è anche una denuncia dello sfruttamento della natura, e per il suo carattere ambientalista ed ecologista si fregia del prestigioso marchio “consigliato dal WWF”.
Uno spettacolo emozionante, da non perdere.

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