Filippo Timi in un sensazionale “Amleto²” riempie il teatro Ambra Jovinelli di risate e amara consapevolezza

Le poltrone dell’Ambra Jovinelli  si sono riempite giovedì 15 novembre per assistere alla prima dello spettacolo “Amleto²:  il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche”di e con Filippo Timi.

Uno  rivisitazione “maleducata” e irriverente della tragedia Shakespeariana che vede protagonista una compagnia di attori sensazionali, dal primo all’ultimo.

Quello presentato da Timi è un Amleto elevato a potenza, un personaggio che libera e rilascia dosi di follia pura a un pubblico pronto ad accoglierla con entrambe le mani per poi disintegrarla a suon di applausi. L’eroe di Shakespeare che prende vita sul palcoscenico di uno dei più importanti teatri romani è un uomo intrappolato nella sua storia, nel ritmo ripetitivo e invariato che assumono le trame una volta scritte. Amleto questa volta si guarda dall’esterno, percepisce la gabbia che gli è stata costruita intorno, anticipa le battute degli altri personaggi , quasi annoiato. E soprattutto comunica forte e chiaro che questa volta non vuole morire. 

Si innesta così una complicità tra la sala e l’attore principale che allo stesso tempo è protagonista e regista della sua storia, tagliando dei pezzi, velocizzandone  e riavvolgendone altri  e curando meticolosamente  i particolari del travagliato intreccio che lo sottomette a lunghi e stancanti monologhi.  Cosi il prodotto finale è il metateatro nel metateatro, il pubblico è spettatore proprio quanto Amleto, che aspetta, annoiato ma allo stesso tempo divertito, la fina delle scene, una dopo l’altra. Da questa profonda consapevolezza affiora una tragedia clownesca che permette all’attore principale di ridere del suo triste distino, della frivolezza di sua madre, della lagnosa Ofelia (Elena Lietti) e del fantasma di suo padre, rappresentato da un ever green della portata di Marilyn Monroe, interpretato da un’esilarante Marina Rocco.
Così, guardando la grande gabbia che si erige maestosa circondando il palco, non si può non pensare al cielo di carta abbattuto da Truman, nel “The Truman show”.  Filippo Timi si arrampica sulla prigione che lo circonda, recita le sue battute dall’alto attraendo come una calamita gli occhi degli spettatori  i quali simultaneamente gli concedono la loro attenzione inclinando la testa e lusingandolo con fragorose risate, che di scontato non hanno neanche l’eco.

E’ un Amleto attualizzato, dove c’è posto per Battisti, Sinéad O’Connor, i puffi e Giorgia.  La grandezza dell’attore perugino erompe sul palco spezzando ogni sorta di cornice forzata, introducendo all’interno della tragedia qualunque genere di finzione, regalando al pubblico pagante un telecomando immaginario che può sintonizzarli, nel’arco di pochi minuti, sui diversi programmi di un unico grande palinsesto che è il teatro.

Secondo voi William Shakespeare si starà rivoltando nella tomba?
Secondo me no, anzi.  Forse è lì che si fa quattro risate.

Chiara Cerini

18 novembre 2012

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