Il processo di K: rilettura di Kafka nell’era del digitale al Teatro Filodrammatici

Ogni teatro ha una sua anima, aldilà del cartellone che presenta. Il Teatro Filodrammatici, nonostante la tradizione che ha alle spalle, ha un’ anima giovane e fresca, come l’entusiasmo contagioso degli allievi sempre presenti alle rappresentazioni, diplomandi o diplomati, in genere, presso l’attigua Accademia dei Filodrammatici. Essi infondono, sia da spettatori in sala, che da attori sul palco, positività e freschezza e il loro credo nell’arte, riesce a dare un senso a tutto, anche alle difficoltà che devono affrontare quotidianamente per vivere “in teatro di teatro”.

È quello che non succede invece al signor K nel “Il processo di K”, rilettura del “Il processo” di Kafka. Il signor K, importante uomo d’affari, una mattina si sveglia e si  trova due burocrati in casa sua che lo informano di un processo a suo carico per una colpa non precisata. Da quel momento, la sua vita è segnata e tutto quello che aveva un senso prima, lo perde, in quanto nulla ha più senso perché la realtà sino allora vissuta, appare una copia sbiadita di quella ora reale ma fantasmagorica, dove niente più può costituire un appiglio. Né l’amore, né l’amicizia, né una visione spirituale. Tutte le sue azioni, le sue ricerche di aiuto, vogliono giustificare quasi il suo “reato di esistere”. Allora si scende nel bestiale, nel triviale, si fanno patti con personaggi loschi, quasi per dimostrare a se stessi che la propria posizione di innocenza è una chimera ingannatrice. I personaggi astratti e surreali si muovono in situazioni talmente concrete, con un linguaggio cosi incisivo, da dar vita ad una tragedia cosmica. Il processo diventa allora il mondo stesso, quello fuori dal signor K.

La vicenda del signor K è stata riambientata nella generazione telematica del customer care, dove controllo dei dati e assistenza, sono regolati da entità prive di corporeità. Il cliente diventa allora solo un numero di procedura e resta impigliato negli ingranaggi della procedura stessa che meccanicamente e senza indicazione alcuna avanza quasi fosse sfuggita di mano al suo creatore. Intuitiva e originale questa idea del regista, Bruno Fornasari, che ha lasciato intatti però, sia l’umorismo che la carica schiacciante del testo di Kafka; essa infatti schiaccia quasi la “dimensione affettiva” dello spettatore che teme, in alcuni momenti, che ciò che viene rappresentato, possa travolgere anche lui. Kafkianamente convincente, l’intero cast di attori (Tommaso Amadio, Alex Cendron, Dario Merlini, Matthieu Pastore)

Ricordiamo che “Il processo di K”, in scena dall’ 8 febbraio al 4 marzo 2012 è, insieme a “Cechoviana” e “Per favore niente eroi”, una produzione del Teatro Filodrammatici che conferma cosi, la sua vocazione di teatro di produzione.

Si segnala che mercoledì 15 febbraio alle ore 21.30, dopo la replica delle 19.30, si terrà l’incontro A PROCESSO SENZA KAFKISMI. Verità e luoghi comuni del procedere giudiziario con Oscar Magi, Presidente IV Sezione Penale Tribunale di Milano, Gherardo Colombo, già Magistrato, Presidente della Casa Editrice Garzanti e Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto Quotidiano.

Teatro Filodrammatici via Filodrammatici 1, Milano
INFO E PRENOTAZIONI Tel. 02.36.72.75.50
[email protected]
www.teatrofilodrammatici.eu

Raffaella Roversi

11 febbraio 2012

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