Cercasi Tenore al Teatro Manzoni di Milano con G. Jannuzzo

Al Manzoni di Milano è in scena “Cercasi Tenore”, un noto testo di Ken Ludwig, “Lend me a tenor”, la cui traduzione è stata affidata a Lilla Picciotto. La prima nazionale si è avuta martedì 7 febbraio e le repliche proseguiranno fino al 26 febbraio 2012. Ad interpetare questo testo non poteva che essere chiamato Gianfranco Jannuzzo, carico della sua innata ironia, che con la verve di sempre ha spogliato i panni in cui lo abbiamno visto ultimamente nei suoi one mam show, come “Nord & Sud” e “Girgenti Amore mio”, cimentandosi ora in questa commedia dell’equivoco divertentissima, la cui regia e produzione sono di Giancarlo Zanetti, conosciuto anche come il Charles Bronson italiano.

A ruotare in scena intorno a lui sono Milena Miconi, Federico Pacifici, Claudia Coli, Tiziana Bagatella, Stefania Papirio, Fabrizio Apolloni e Rodolfo Medina. Un cast di alto livello e grande esperienza a cui vanno riconosciute delle indubbie capacità attoriali, che ben si incastrano a fare la  loro parte  come in un perfetto ingranaggio, che muove la comicità dello spettacolo.
 
Giancarlo Zanetti, in conferenza stampa, ha spiegato di aver scartato la traduzione italiana esistente  del testo, perchè non rispecchiava per niente l’originale, così ne ha commissionato una alla Picciotto, allo scopo di avere un prodotto che facesse si divertire, ma che fosse anche qualcosa di bello e soprattutto di qualità, senza aggiungere battute oscene o spinte, utilizzate da altri per provocare facili risate. Pertanto lo spettacolo ha una qualità “formale e sostanziale”, ha pecisato Jannuzzo, proseguendo: “In un momento in cui noi teatranti stiamo attenti a risparmiare, per cercare di sopravvivere, Giancarlo Zanetti ha voluto fare una scelta controcorrente con uno sforzo produttivo non indifferente, sia per quanto riguarda il cast, costituito con nomi di eccellenza nel panorama artistico, che  per le  bellissime scene affidate a Nicola Rubertelli”.

Le scene infatti danno un tocco di intelligente originalità nel creare una doppia scena, diversa dalla classica orizzontale separata da una parete, perchè allestita in verticale, in modo da accontentare le esigenze del testo, ma dando nel contempo un eccellente impatto visivo. I costumi, stile anni 30,  firmati da Dora Argento e le luci dal creativo Franco Ferrari, e le stupende musiche, completano il mosaico che determina l’ottima fattura del prodotto teatrale.

La vicenda ruota attorno a Max, un aspirante tenore e incerto cantante lirico, assistente tuttofare del direttore di un teatro d’opera di provincia. Intanto nell’hotel dove sono alloggiati, si attende l’arrivo di un grande tenore, che dovrà  interpretare Otello, e fervono grandi preparativi che agitano un po’ tutti,  preoccupati della fama mondiale  e dalla bravura che accompagna il tenore,  soprannominato “lo stupendo”. Ma  dopo il suo arrivo,  accade che proprio poche ore prima dallo spettacolo il grande artista, a seguito dell’assunzione di un mix di alcool e sedativi, viene ritrovato morto nella sua camera da letto, almeno così si crede.  E’ proprio dopo ciò, che il direttore,  per tutelare il suo interesse personale, farà a Max una proposta che gli cambierà la vita. Da lì in poi su susseguono gags esilaranti in un vortice di fraintendimenti, scambi di persona, doppi sensi,  che strappano  abbondanti risate al pubblico divertito.

Il personaggio di Jannuzzo è a doppia lettura, quindi all’inizio si lo si vede imbranato e succube del direttore, ma quando poi le circostanze gli faranno assumere i panni di Otello, Max cambia completamente e si trasforma in un personaggio molto spiritoso e sicuro di se, capace di imporsi al direttore, che deve sdebitarsi per un grande favore. Come sempre Jannuzzo sorprende per la sua poliedricità nel calarsi in  questo personaggio non facile, interpretato a modo suo ma ispirandosi alla versione di Stanley Tucci messa in scena a Broadway.

Doverosa segnalare la presenza di un attore cane, nel senso di un simpatico barboncino bianco, che risponde al none di Oliver,  che nonostante la sua età (11 anni) rimane vivacissimo in scena fino alla fine per raccogliere gli appalusi e ringraziare con un delizioso inchino.

Due ore e mezza di spettacolo che,  dopo una prima parte in cui si introducono i personaggi, esplode nella seconda parte con  un crescendo di colpi di scena, di doppi sensi,  battute ironiche, ma che lascia spazio anche per lanciare dei messaggi, come è nello scopo del teatro,  su temi come l’arrivismo, la mancanza di scrupoli e  l’inganno.

Una raccomandazione: non arrivate in ritardo a teatro perchè rischiereste che  Jannuzzo vi faccia “applaudire” dal pubblico, come è successo l’altra sera a due spettatori a cui con raffinata eleganza   gli ha dato il benvenuto dicendogli: “Eravamo preoccupati del vostro ritardo!”.

PER INFORMAZIONI
Il Teatro Manzoni
Via Manzoni 42 – 20121 Milano
Tel. 02 – 7636901 – Fax 02 76005471
Internet www.teatromanzoni.it
E-mail [email protected]

Sebastiano Di Mauro

10 febbraio 2012

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