William Parker e la sua Orchestra ricordano il mito di Duke Ellington

Il palco del Teatro Manzoni, domenica 5 febbraio, ha subito una fantastica metamorfosi: per tutta la durata del concerto di William Parker e della sua orchestra, si è trasformato in un angolo della “City of jazz”, quel punto privo di coordinate geografiche, tra realtà e illusione, tra concretezza ed immaginazione, tra poesia e disciplina con cui Duke Ellington designava la sua “città musicale”, quel luogo dove si può sentire il “suono”.

L’intero concerto è stato un omaggio alla sua opera che ha rappresentato l’universalità della fusione tra tradizione africana e americana in un momento in cui, agli inizi del 1900, l’America stessa stava passando da un frammentato regionalismo ad un’identificazione nazionale, grazie anche al “bisonte ferrato”: la ferrovia. Al treno infatti, quasi fosse il totem dell’unificazione industriale americana, sono dedicati diversi suoi brani musicali (Take the train o Daybreak Express).

William Parker, classe 1952, non ha, a differenza di altri contrabbassisti della sua generazione, una preparazione accademica alle spalle; forse per questo fa della musica una ricerca spirituale. La musica è per lui tutto ciò che vive, tutto ciò che comprende l’intera esistenza del suono e del silenzio. Lui stesso indica due strade per fare musica: quella basata sull’idea che l’uomo è il compositore di una musica che ha un inizio e una fine ed è racchiusa in spartiti che in qualche modo regolano anche l’immaginazione; e l’altra, lontana dalle scuole di musica, che si basa su un concetto di universalità dell’Universo riconducibile all’amore per Dio. Da qui, la sua strada per la sperimentazione, che lo porta a suonare strumenti diversi e l’improvvisazione.

Domenica era a capo di un’eccezionale orchestra, formata dai più autorevoli esponenti della musica di ricerca africano-americana: sassofono tenore, Kidd Jordan, ospite speciale classe 1935, collaboratore storico di Cecil Taylor ed Ornette Coleman, tromba e flicorno Roy Campbell, tromba Matt Lavelle, sassofoni soprano e tenore Ras Moshe, sassofono contralto Rob Brown e Darius Jones, clarinetto e sassofono tenore Sabir Mateen, e, sassofono baritono Dave Sewelson, Trombone Willie Applewhite e Steve Swell, pianoforte Dave Burrell, batteria Hamid Drake. La voce era di Ernie Odoom.

Aperitivo in concerto continua sino al 25 marzo. Il prossimo appuntamento: domenica 19 febbraio, sempre alle ore 11, al Teatro Manzoni: The Cookers, composizione tra i più grandi solisti del jazz degli ultimi trent’anni che, con un linguaggio tra tradizione e modernità, hanno illuminato la musica improvvisata degli ultimi cinquant’anni.

Teatro Manzoni – 02 7636901 – Numero Verde 800-914350
Online: www.aperitivoinconcerto.com – circuito Ticketone + Call Center 892.101 –
www.ticket.it

Raffaella Roversi

6 febbraio 2012

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