“Ombre Wozzeck”: teatro d’ombre

Wozzeck dice: “Mettetemi la luna fra le gambe voglio vedere se c’è ancora la mia ombra”.

Claudio Morganti è ideatore, regista e interprete di “Ombre Wozzeck”, fino al 29 Gennaio al Teatro dell’Arte alla Triennale di Milano. La location davvero minimal ed elegante, quasi come essere in un museo, un teatro non troppo pieno, il palcoscenico occupato solo da un telo bianco sul fondo e tanta attesa: non è proprio il migliore dei modi per crearsi aspettative rosee.

Lo spettacolo inizia con il narratore onnisciente che racconta, come un imbonitore la storia utilizzando la tecnica del teatro d’ombre, come fossimo al confine tra sogno e realtà, un altalenare che rende difficile seguire le battute, tanto da risultare spesso incomprensibili, suscitando una sorta d’ansia nel voler comprendere il vero significato di ciò che si sta osservando. Si ha l’impressione che non vi sia un significato e nell’osservatore sorge il dubbio se si possiede la giusta sensibilità e la  cultura adeguata per osservare lo spettacolo o se sia necessario avere un “terzo occhio”, per vedere al di là di quello che realmente accade sotto i propri occhi.

L’opera di Claudio Morganti rappresenta  un esercizio mentale ricercato, capace  di rendere l’abituale visione delle cose,  deformandola e portandola in contesti diversi: “Ombre che ricoprono la terra. Ombre che si adagiano su ogni cosa e di ogni cosa prendono forma. Le asperità delle superfici distorcono e tormentano le ombre. I cinesi dicono che le ombre racchiudono le anime. Il fatto che abbiano pensato a un telo (il telo della morte) verticale, bianco e perfettamente liscio che le possa catturare non è atto di presunzione ma di misericordia. Il telo della morte è il luogo dove le anime tormentate dai tormentati corpi terreni possono trovare un po’ di pace nella loro forma purificata. Lì possono sostare piene e compatte. In cambio ci regalano tutta la forza del loro dramma. Che salto folle passare dalla superficie del corpo all’interno dell’anima!”

Claudio Morganti, uno degli attori più interessanti della scena teatrale italiana, in questo spettacolo riesce trasmettere grandi emozioni aiutando il pubblico a comprendere il suo Wozzeck, utilizzando un metodo che parte da una contrapposizione molto forte, quella tra Spettacolo e Teatro, che il regista sposa interamente. “Sono due facce della stessa medaglia”, dice, “una percentuale delle questioni dell’uno, rientrano inevitabilmente in quelle dell’altro è viceversa”. Il metodo afferma «Le stelle sono uno spettacolo, la sensazione di non sapere che farsene è teatro»: e questa è una rivelazione. La rivelazione che forse l’autore voleva farci intendere squarciando, alla fine, la tela sul palco “oscenico” (così lui lo chiama), come per superare il velo di Maya e farci vedere, impersonificato, il teatro in tutta la sua gloria. Teatro sta all’arte, come la ricerca alla scienza, e tutto lo spettacolo si schiarisce, facendo risvegliare quel “terzo occhio” sopito da tempo. Si entra in una visione onirica in cui il teatro acquista il significato di sperimentazione, la quale può anche fallire come essere vincente.

Quindi, si considera indispensabile la conoscenza del testo e dell’autore per chi si cimenta ad assistere all’opera “Ombre Wozzeck”, proprio perchè a seconda del grado di conoscenza  essa può assumere due aspetti: noioso show di ombre o grandissimo esercizio di ricerca teatrale. A voi la scelta.

Autore: Georg buchner
Regia: Claudio morganti
Compagnia e Produzione: CRT Centro di Ricerca per il Teatro – Milano Théâtre Garonne-Toulouse | Armunia – Castiglioncello
Cast: Gianluca Balducci, Rita Frongia, Claudio Morganti, Francesco Pennacchia, Antonio Perrone, Gianluce Stetur, Grazia Minutella

(foto di patrizio esposito)

Diego Papadia

21 gennaio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook