Romeo e Giulietta: il coraggio di amare

di Alessandra Pizzilli

Il Teatro Litta fino al 31 dicembre presenta Romeo e Giulietta, con adattamento e regia di Claudio Autelli, uno dei più talentuosi registi del teatro di ricerca italiano, in collaborazione con la Fondazione Pontedera Teatro, prestigioso centro di ricerca toscano.

I protagonisti sono gli amanti, la lingua è l’amore. Claudio Autelli, dopo la messa in scena di Otello, torna nuovamente su un testo shakespeariano, rinnovandolo e riadattandolo alle esigenze dello spettatore contemporaneo.

Romeo e Giulietta diventa uno strumento di conoscenza dell’uomo su se stesso, il centro dell’attenzione, il fulcro del tutto si sposta dal profilo sociale, l’odio tra le due famiglie, i Montecchi e i Capuleti, al coraggio di amare, all’osare, a quanto si è disposti a superare i propri limiti e affacciarsi alle potenzialità infinite dell’animo umano.

L’amore è un’idea ben radicata nella mente dell’uomo, è qualcosa a cui si aspira, visto come  l’apice della felicità è l’unico strumento per opporsi alla morte. Eppure le parole di Romeo ci restituiscono una  realtà differente dei  fatti : «L’amore è duro, presuntuoso e punge come una spina». Francesco Meola e Giulia Viana vestono i panni di giovani abbandonati, soli, in preda al demone dell’amore persi in un labirinto di scale, simbolo delle paure e delle inquietudini che popolano il cervello umano, ben rappresentato dalla scenografia minimalista di Maria Paola Di Francesco, affiancati da figure, con Andrea Pinna, Camillo Rossi Barattini e Michele Schiano di Cola, che intralciano il loro cammino verso l’amore.

Il Romeo e Giulietta presentato si allontana sicuramente dalla versione classica, proiettandosi verso la rappresentazione delle due facce dell’amore, la teatralità e la plasticità del tono della voce degli attori attribuiscono un valore infinito alle parole degli amanti che si scontrano con i limiti della natura umana, tormentosa e circoscritta. L’unica maniera per osare, l’unica soluzione per superare il destino, il fato e per uscirne vittoriosi, sembra essere solamente la morte, i due amanti riusciranno a trovare sollievo solamente rinunciando a vivere. Forse che la realizzazione di archetipi come l’amore non è possibile? E se non è possibile, fino a che punto siamo capaci di spingerci, quanto siamo disposti a metterci in gioco, pur conosci delle avversità che si presenteranno davanti, per avvicinarci almeno un po’ all’attuazione dei nostri sogni? Abbiamo ancora il coraggio di rischiare?

Info:
Teatro Litta – corso Magenta 24 – dal 13 al 31 dicembre
Orari da martedì a sabato 20:30 – domenica 16:30 – lunedì riposo

18 dicembre 2011

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