Scene da un matrimonio, uno spettacolo di Ingmar Bergman

di Angelo Antonio Messina

“Credo nell’amore per il nostro prossimo. Se tutti gli esseri umani fin da piccoli imparassero a curarsi l’uno dell’altro, il mondo sarebbe diverso”.

Capita spesso che di pellicole importanti, film d’autore o che abbiano riscosso grande consenso di pubblico,  si realizzino sequel, remake o magari pot-pourri spacciati per tali, pur di soddisfare la sete di denaro e la carenza di idee. Non risulta, se non per qualche eccezione, che vengano ridotti a piece teatrali. Appare  meno probabile che questo accada, piuttosto il contrario, non foss’altro per gli interessi economici più limitanti rispetto ai lauti compensi degli attori e ai grossi incassi al botteghino.

Inoltre l’assenza di creatività e nuove proposte, permette di attingere all’arte culturale meno sceneggiata: quella dei testi teatrali o acquistando diritti da autori di libri per convertirli in sceneggiature cinematografiche.

Controcorrente a questo  sistema “socio-economico” ma basandosi su politiche culturali e di prestigio, Alessandro D’Alatri ha adattato e allestito per la scena, ospite al Piccolo Teatro Grassi a Milano, “Scene da un matrimonio”, una delle opere più note del regista e maestro Ingmar Bergman,  alla quale assegnarono il Golden Globe come miglior film straniero nel 1975.

Non interessa la divisione di due coniugi in sè, bensì la fenomenologia dell’evento e le sue conseguenze, l’analisi di un rapporto di coppia. Una corretta lettura delle storie individuali, delle varie espressioni affettive, di alcuni comportamenti problematici e delle modalità relazionali più o meno apertamente significative. I due protagonisti Marianne e Johan, interpretati da  Federica Di Martino e Daniele Pecci, sono sposati da dieci anni, hanno due bambine e apparentemente sono una coppia felice . Johan, ha quarantadue anni, egocentrico ed è insegnante mentre Marianne trentacinquenne crede nell’amore. Nel loro matrimonio esiste qualche crepa anche se sembrano non rendersene conto, non comunicano più e decidono di separarsi.

Oltre la scelta di due giovani attori e considerando il target ampliato da una buona fetta di pubblico composto da giovani, ha modificato l’attività di Johan  per dare alla situazione una valenza più attuale e lasciandoli in quel medesimo limbo sociale descritto da Bergman; una capacità di approccio e di gestione di una delle più importanti problematicità della coppia.

L’acquisizione di specifiche competenze per un testo così importante impone di avere quel rigore che come sostiene D’Alatri: “Prevedo uno sfruttamento dello spazio in termini di rigore e semplicità. Non una scenografia sontuosa e “materica” quindi, ma un allestimento sobrio che miri più alla suggestione che alla rappresentazione, dove le idee di illuminazione saranno preponderanti ed esaltanti in relazione agli stati emotivi che progressivamente si consumano”.

Sono immersi nella silenziosa complicità dove un filo sottile, intermezzato da delicati momenti musicali,  fa crollare le illusioni, trama quasi “invisibile”, e si assiste a prolungamenti sensoriali che lo spettatore è invitato a condividere.

Lo spettacolo durante la tournée  sarà accompagnato dalla mostra fotografica
“6 aprile 2009 L’Aquila – Fotografie di un terremoto” di Roberto Grillo

info:
Scene da un matrimonio
Piccolo Teatro Grassi  dal 22 al 27 novembre 2011
di Ingmar Bergman
traduzione Piero Monaci
adattamento e regia Alessandro D’Alatri
con Daniele Pecci, Federica Di Martino
musiche originaliFranco Mussida
Produzione Teatro Stabile d’Abruzzo

27 novembre 2011

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