Evgenij Onegin al Parenti: La poesia come segno invincibile della libertà dello spirito

di Raffaella Roversi

Sino al 18 dicembre  2011, nella sala Tre del Parenti, va in scena Evgenij Onegin di Aleksandr Puškin, con la regia di Flavio Ambrosini. Due artisti russi come tanti altri, in scena Annina Pedrini e Massimo Loreto, vengono  ricoverati forzatamente in una delle tante “case russe di riposo e creazione per artisti” durante l’ultimo conflitto mondiale. Entrambi sopravvivranno alla miseria della reclusione coatta e a quella della Storia, trovando nella recitazione dei versi di Puškin, il segno invincibile della libertà dello spirito.

Così ci raccontano la storia in versi di Evgenij Onegin, un giovane nobile intellettuale, arrogante, squattrinato e senza gusto per la vita.  Trasferitosi in campagna, conosce un giovane poeta, Vladimir Lenski e da questo è introdotto in casa Larin dove vivono due sorelle: Olga di cui Lenski è invaghito e Tatiana, che si innamora di Onegin senza esserne ricambiata. Il giovane poeta per gelosia sfida poi a duello l’amico. Lenski muore e Onegin lascia la Russia. Rientrato molto tempo dopo, in una serata mondana riconosce in una stupenda dama, Tatiana, divenuta moglie di un generale e se ne innamora. Questa volta sarà lei a sentire l’impossibilità di vivere questo sentimento ancora presente. In preda alla disperazione di questo amore mancato, Onegin si allontana per sempre.

Flavio Ambrosini, con l’originale regia che vede teatro della recitazione due celle comunicanti della casa di riposo per artisti (Dom Tashkent), rende omaggio a Puškin e alla sua poesia. In essa domina il principio secondo cui alle “basse verità” della storia e della vita è preferibile la menzogna poetica, quella che da una forza ostinata, tenace, quasi un sordo ottimismo. In Puškin infatti, l’occhio dell’artista e quello dello storico si completano a vicenda. L’arte autentica non consiste in una narrazione precisa della realtà, ma nell’animare la stessa con idee elevate e potenza artistica. E’ cosi  che la realtà impallidisce, perde la sua brutalità e diventa quantomeno sopportabile.

Non è un caso che tra le musiche di scena si ritrovino pezzi di sinfonie di Schostakovijch. Il compositore dedicò non solo a Leningrado assediata, ma anche alla parte di mondo che da sempre combatte ogni tipo di tirannia, di oppressione, di schiavitù, la settima sinfonia. Anche lui come Puškin era convinto che l’arte, la cultura, l’armonia, l’equilibrio non possano essere calpestati. Ecco la forza della poesia di Puškin:infondere nell’uomo un’inesorabile resistenza di fronte alle storture della vita. E anche noi ci vogliamo credere.

Si segnala che alle ore 18.30 di domenica 27, dopo lo spettacolo seguirà: Poesie e musica nel capolavoro di Puškin con Serena Vitale e Quirino Principe; mentre domenica 4 dicembre alle ore 11.30, prima dello spettacolo, si terrà un Brunch filosofico sul conflitto civiltà/natura conduce Italo Testa. Per l’occasione un biglietto unico ad un prezzo speciale (brunch + spettacolo euro 15).

Informazioni:
Teatro Franco Parenti – Sala Tre – Via Pier Lombardo, 14 Milano
Orari spettacoli: mart – giov – ven – sab – h.20.45; merc. h.18.30;
dom 27 nov h.16.45, dom. 4 dic. h. 15, dom. 11 e dom. 18 ore 16,45
Prenotazioni allo 02.59995206
www.teatrofrancoparenti.it

26 novembre 2011

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