Eleonora, ultima notte a Pittsburgh

È una notte di febbre alta, quella di Pittsburgh, l’ultima, per la “Divina”. Una notte di immagini lucide e talvolta deliranti, di ricordi, di segmenti di grandi successi  e sacrifici uniti da una grande solitudine e dalla passione per l’arte. In un monologo di un’ora, tratto dal testo di Ghigo De Chiara, Annamaria Guarnieri, con la regia di Maurizio Scaparro, traccia la vita di Eleonora Duse ed al contempo un omaggio a colei che già in vita divenne “mito”.

Nasce a Vigevano, in una camera d’albergo nel 1858. Muore a Pittsburgh, in una camera d’albergo nel 1924. Una vita da girovaga come quella della sua famiglia di attori girovaghi. Suo nonno e suo padre recitavano nei mercati e nelle fiere. Eleonora non frequenta mai la scuola, ma a quattro anni era già sul palcoscenico, forzata a piangere davanti al pubblico, un mostro con tante teste nel suo ricordo da bimba.

E i primi amori, Tebaldo Cecchi, suo collega, lasciato due anni dopo “per una vampata della fantasia”, per Arrigo Boito e l’incontro fatale con D’Annunzio con cui condivideva quella oscura fascinazione per la morte. Lei l’aveva percepita per la prima volta a 14 anni, quando aveva interpretato Giulietta, con un vestito tutto bianco su cui aveva cucito tante rose bianche. E quando il pubblico aveva esultato di fronte all’interiorità rotta, alienata, quasi nevrotica di Giulietta morente, lei si era alzata tremante ed era fuggita via dal teatro, dalle ovazioni e acclamazioni del pubblico. Da allora quel sentimento non l’aveva mai abbandonata ed il teatro era stato l’illusione per combatterlo, per continuare ad amare la vita e farla amare.

Poi era venuta la guerra ed una sera, recitando in un tendone di soldati ammalati, affamati, con la morte negli occhi si era resa conto che non avrebbe potuto illuderli ed anche li lasciò il palcoscenico. Ma il teatro era la sua vita, la sua famiglia. E lei non poteva stare lontana dalle prove, il solo momento di condivisione, di complicità con altri esseri umani e dal palcoscenico che le dava la possibilità di essere qualcun’altra, di sentire l’interiorità delle sue eroine e di poter vivere altre vite dimenticando la propria. “Quelle povere donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e nella testa che mentre io m’ingegno di farle capire alla meglio a quelli che m’ascoltano, quasi volessi confortarle, sono esse che adagio adagio hanno finito per confortare me”. Muore a Pittsburgh, il 21 aprile del 1924, durante l’ultima tournée americana.

Informazioni:
Teatro Franco Parenti – Sala AcomeA – Via Pier Lombardo, 14 Milano
Orari spettacoli: mart 22 h.20.30; mart 29 h.18.30; merc h.20.30; giov-ven h.20.30; sab h.19.45; dom h.16 fino al 4 dicembre
Prenotazioni allo 02.59995206
www.teatrofrancoparenti.it

 

di Raffaella Roversi 

24 novembre 2011

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