Rigoletto: Ritorno del grande melodramma al Teatro degli Arcimboldi

di Raffaella Roversi

Vi ricordate quando a scuola ci raccontavano di Sparta e Atene, prima sempre in antitesi tra loro e poi unite di fronte al pericolo, alla minaccia che l’invasione persiana rappresentava, riuscendone vittoriose? Ecco, qualcosa di simile è avvenuto con Rigoletto, melodramma di Verdi in scena agli Arcimboldi  che ha visto uniti nella produzione una decina di teatri del circuito lombardo (Como, Pavia, Cremona, Brescia, Bergamo) e marchigiano (Jesi e Fermo oltre a Macerata). Strutture che hanno capito che per far cultura e non folklore, in questo triste momento di penombra culturale, bisogna unirsi.

 

Ed ecco quindi che agli Arcimboldi l’interpretazione del dettato verdiano da parte dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali condotta dal Maestro Marco Guidarini nonché la regia e scenografia di Massimo Gasparon, allievo di Pier Luigi Pizzi, persuadono un pubblico sempre più vasto e curioso di riscoprire dal vivo la tradizione lirica italiana grazie anche ad una accorta politica dei prezzi dei vari teatri.

Nel Rigoletto, melodramma di Verdi su cui pesano come una spada di Damocle i concetti apparentemente inconciliabili di destino e libertà,  ritroviamo una molteplicità di sentimenti. Rigoletto, il servo nato servo, buffone alla corte del Duca di Mantova, è stato maledetto da un notabile di corte che ha visto il duca offendere e deflorare sua figlia con la complicità del “vil servo”. Il Duca è infatti un personaggio libertino “questa o quella” per lui van bene tutte. Sin dall’inizio, nonostante la scena sia pervasa dalla policromaticità tiepolesca dei costumi dei cortigiani,”vil razza dannata,” si insinua l’ombra della maledizione che si abbatterà sul buffone. Ed infatti Rigoletto stesso si troverà come padre, a consolare la figlia oltraggiata e offesa dal Duca. Il suo orgoglio lo spinge anche a meditare vendetta offrendo un compenso ad un sicario perché uccida il Duca. Ma sarà gabbato dalla sorte (o dal destino?) ed il sicario ucciderà la sua amata Gilda.

Siamo forse lontani dalle composizioni di Wagner, dal “dramma” come elemento di introspezione e dalla sua idea di  Gesamtkunstwerk (opera artistica totale), grandiosa architettura sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali, canore e  drammatiche-psicologiche.  Ma sicuramente, come ebbe a dire  Stravinskij, “c’è più sostanza e più genuina invenzione ne La donna è mobile […] che nella retorica e nelle vociferazioni della Tetralogia”.

Teatro degli Arcimboldi di Milano

V.le dell’Innovazione 20 – Milano

Sabato 5 novembre 2011 – ore 18:30


4 novembre 2011

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