La donna seduta: lo specchio di una scomoda realta’

di Alessandra Pizzilli

Milano, al teatro Leonardo rende omaggio a Copi con “Ladonnaseduta” di Claudio Orlandini fino al 30 di Ottobre, così comoda, sulla mia poltrona mi domando cosa avrà mai da dire una donna seduta su una sedia. Sì, il titolo riassume ciò che poi verrà messo in scena, per la maggior parte del tempo, sul palcoscenico: una donna-uomo seduta.  La mia affermazione potrebbe allontanare i più pigri ma allo stesso tempo intrigare i più curiosi che non rimarranno di certo delusi.

Fin dall’ inizio ci si rende conto che lo spettacolo non sarà dei più semplici da interpretare: figure di uomini vestiti da donna che si muovono a ritmo di musica. Lo spettatore viene gettato in un’atmosfera irreale in cui compaiono personaggi vestiti in maniera stravagante, animali e musica che lo allontanano dal dal palco, ma i dialoghi e i monologhi lo cattureranno fino a farlo riflettere sulla realtà.
Nell’omaggio a Copi c’è tutto, è un pentolone pieno di sorprese. La donna seduta, la protagonista, è  effettivamente una rappresentazione di noi stessi, uomini che ricordano nostalgici il “tempo che fu” e si lamentano della condizione attuale, della nostra morale che ci tiene legati a una condizione statica ben rappresentata dal fatto che la donna non potrà mai alzarsi dalla sedia, quest’ultima, seppur odiata, ma mai abbandonata.  Il personaggio non è ben identificato, non ha un ruolo vero e proprio, e come se fosse stata gettata lì sul palco senza che nessuno le abbia dato un nome, un copione. Di ciò se ne lamenta in continuazione, con Copi e con il pubblico stesso, in un gioco di metateatro che ci travolge in prima persona.
I temi sono molteplici, cercando di dare un ordine cronologico si parte con il tema della vecchiaia, è Capodanno, l’inizio di un nuovo anno è sintomo di un anno che si va ad accavallare agli altri e che porta con sé le rughe del tempo che passa. Ma è proprio quando ci si inizia a riflettere su che arriva un monito da figure assurde, lumache, topi e farfalle che sottolineano la brevità della loro vita rispetto a quella umana, e in realtà “100” anni di vita son fin troppi rispetto alle 3 settimane di un povero topo.  Molto marcato è il tema sessuale con sfumature ironiche e grottesche che culminano con la proposta di accoppiamento tra un topo e la donnaseduta. Si fa allusione, anche se in maniera piuttosto spinta, al piacere femminile, al sesso maschile, all’omosessualità, con personaggi che non sono nè uomini e nè donne, sono persone.
La donna seduta non cresce, vi è solo un momento in tutto lo spettacolo in cui si innamora e abbandona la sua sedia per poi rifiutare la passione e ritornare alla sua vita di sempre tra isterismi e bontà. E’ proprio verso la fine che frustrata della sua condizione-non condizione di donna senza un personaggio arriva il suo Pigmalione, qui rappresentato da Copi che date le origini spagnole, recita alcuni versi nella sua lingua, che la tranquillizza dicendole che le disegnerà un mantello. Un mantello o un personaggio vero e proprio?
In sostanza è un alternarsi di realtà e irrealtà, di tristezza e ironia, è un tira e molla che tende la mano verso lo spettatore e poi lo rigetta nella platea. Si ride a denti stretti, senza però annoiarsi o deprimersi troppo. Orlandini e i suoi tre attori tra cui Umberto Banti, Michele Clementelli e Marco Oliva hanno messo in scena un teatro un po’ troppo assurdo che però in fin dei conti affascina, è uno specchio deformato della realtà quotidiana di cui bisogna apprezzarne la difficoltà! Fuori dalle righe ma divertente!     
Foto di M. Busacca Media

Info: Teatro Leonardo da Vinci via Ampere, 1  –
dal martedi al sabato ore 20,45 – domenica ore 16,00

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