“L’eredità dello zio Canonico” in scena al teatro “Sipario Blu”

di Mirko Tomasino

Satira e divertimento nel piccolo teatro catanese “Sipario Blu”. La compagnia teatrale “Laboratorio d’arte” ha messo in scena uno dei capolavori in tre atti di Antonio Russo Giusti (“L’eredità dello zio Canonico”) che ritrae i tratti tipici della sicilianità e non solo, quali avarizia, servilismo, egoismo e ipocrisia.

La storia narra di un’eredità lasciata da un porporato (lo zio Canonico) al nipote don Antonio Favazza (interpretato magistralmente da Nuccio Fisichella) il quale è coniugato con la moglie un po opportunista e un po arrivista Nunzia ( Francesca Litrico) aventi la piccola ma sincera figlia Agatina (Martina Marino).

 

L’apertura del testamento non fa gola solamente all’eccentrico e ambizioso don Antonio, ma anche ai cugini “rivali” Mario, innamorato della piccola Agatina (interpretato da Alessandro Tomaselli) e dai cinici Maddalena ( Adelaide Caserta) e il presuntuoso marito Santo (Mimmo Marino).

Le scene si svolgono in due ambienti chiave: la casa di don Antonio, nella quale si progettano i prossimi sogni di gloria (insieme al mite e bonario padrone di casa, Cav. Amore, interpretato dall’eccellente Nino Niciforo) e lo studio del notaio (Diego Strano) e del suo stupido assistente Michelino (Salvo D’Antone).

Il momento dell’apertura del testamento rappresenta una delle scene più esilaranti della commedia, in cui si mescolano equivoci, ignoranza, maldicenze e tanta arroganza e ipocrisia.

Don Antonio è erede universale, ma di soli debiti. Tra gli sberleffi e la gioia dei parenti rivali, la buona sorte darà ragione al povero don Antonio il quale riceverà il dono di un milione di lire da parte del Vicario Chiarenza (Pietro Biondi), che, sbadatamente, aveva dimenticato a consegnare la missiva contenente i libretti al portatore proprio in occasione dell’apertura testamentaria.

Nelle scene finali è ravvisabile l’ottima prestazione di Turi Nasca (Nuccio Marchese), proprietario di pompe funebri che chiede, “ alla siciliana”, il saldo del conto e della moglie Masina (Maria Teresa Vecchio).

Una grande prestazione da parte di tutto lo staff teatrale (tra i ruoli minori anche il cameriere, Riccardo Brunetti) che indica come il teatro siciliano, anche a piccoli livelli, sia sempre di eccellenza e grande qualità.

 

17 ottobre 2011

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