Rain Man: dal cinema al teatro per far emergere il problema dell’autismo

di Sebastiano Di Mauro

La Compagnia della Rancia torna a produrre prosa e il suo debutto lo ha fatto al Teatro Nuovo di Milano il 4 ottobre, dove rimarrà in scena fino al 9 ottobre. La piece altro non è che la versione teatrale del film di Levinson che vinse 4 Oscar e stiamo ovviamente parlando di “Rain Man”, il famoso film con Dustin Hoffman e Tom Cruise, che all’epoca commosse il mondo intero. Dan Gordon ha provato ad ottenere lo stesso successo col suo adattamento teatrale,  sceneggiato da Barry Morrow. La versione italiana è stata tradotta e adattata da Michele Renzullo insieme a Saverio Marconi, che ne cura anche la regia. L’anteprima nazionale è stata al Teatro dell’Aquila di Fermo e dopo Milano sarà in scena al Teatro Verdi di Firenze.

 

La trama di “Rain Man” è nota e narra  la storia di Raymond (Luca Lazzareschi), un uomo affetto da autismo che, dopo la morte del padre, eredita l’immenso patrimonio familiare. Charlie il fratello minore arrivista e cinico, che da tempo non ha alcun rapporto col padre, vistosi estronesso dall’eredità, tenta di beneficiarne “usando” il fratello di cui vuole assumerne la tutela. Durante il viaggio che li porta a Los Angeles, Charlie scopre nel fratello i lati positivi e  inizia  a capire  il valore della diversità e stabilire con lui un forte legame affettivo. Decide di riportarlo in clinica, da dove lo aveva “rapito”, rinunciando perfino al denaro perchè, spinto dalle emozioni e dai ricordi sopiti della sua infanzia che Raymond riesce a far riaffiorare, assapora per la prima volta il significato dell’amore incondizionato. Il personaggio di Raymond è ispirato a Kim Peek morto a 58 anni nel 2009, colpito sin dalla nascita dalla cosiddetta “sindrome del saggio”, una alterazione neurologica rarissima che si manifesta solo nel 10% delle persone affette da autismo.

L’obiettivo del regista Saverio Marconi non è tanto raggiungere  il successo, ma piuttosto porre in risalto il problema dell’autismo, tanto importante quanto spesso sconosciuto, discriminato e sottovalutato nei vari ambiti sociali in cui gli individui che ne sono affetti, suo malgrado, sono costretti a vivere. L’illuminazione la ebbe vedendo lo spettacolo a Londra e da allora prese a cuore il destino di questa malattia, e per l’ottimizzazione del progetto,  insieme al regista Saverio Marconi, ha voluto vivere per due giorni in un istituto per autistici a Prato.

L’opera teatrale dunque non vuole  affatto imitare il  film a cui si ispira, né il suo protagonista Hoffman, nonostante è inevitabile farne un confronto, sia per la mimica di Lazzareschi, veramente impressionante, che per la buona somiglianza di Bastianello con Tom Cruise. Il regista però nella sua realizzazione intendeva focalizzare il discorso sulla patologia che affligge queste persone: “costrette a ricordare tutto, che non possono dimenticare nulla, dove la memoria diventa un destino atroce, peggio dell’ oblio”.

Ottime le interpretazioni dei due protagonisti, a cui bisogna riconoscere indubbie capacità attoriali e padronanza di scena: Lazzareschi si cala perfettamente nel ruolo ispirandone una spontanea simpatia; l’interpretazione del ruolo di  Luca Bastianello mette in  risalto oltre al suo talento artistico anche il suo fisico da “palestrato”, in evidenza nei lunghi dialoghi in cui recita praticamente in abbigliamento “underwear”. L’interprete femminile e Valeria Monetti nel ruolo di Susan la fidanzata di Charlie, il cui ruolo non è affatto marginale, perchè è determinante nella trasformazione del carattere di un fratello “isterico”, interessato solo al denaro e privo di sentimenti. Da non sottovalutare il ruolo  del Dott. Bruener, affidato a un attore di grande esperienza come Beppe Chierici, così come quello di Gian Paolo Valentini ed Irene Valota anche loro con  un bagaglio di esperienza teatrale di tutto rispetto, che riescono ad evidenziare nelle pur brevi comparse in scena. Ottime la “dinamica” scenografia  e le luci del bravo Valerio Tiberi.

Senza dubbio alcuno i  due fratelli protagonisti riescono a stabilire un buon rapporto di empatia col pubblico a cui strappano più di un intenso applauso a scena aperta, che ha il suo culmine a fine spettacolo con uno ancora  più fragoroso e lungo che sembra non finire mai. Questo dimostra che il messaggio ha colpito dritto nei sentimenti, e se ne ha conferma dai bisbigliati commenti che si sentono in sala durante e alla fine spettacolo.

 

Info:

Teatro Nuovo – Piazza San Babila Milano

orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45 – domenica ore 16,00

 

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