Sonja

Un testo di Tatiana Tolstaya, adattato dal  regista  Hermanis,  in scena  al Teatro Parenti nella lingua originale russa – con sovratitoli in italiano – dal 30 settembre  al 2 ottobre.

Ha fatto il giro dei festival di tutto il mondo, Sonja, uno dei maggiori successi firmati da Hermanis, poetico adattamento da un racconto di Tatiana Tolstaya, nata a Leningrado nel 1941.

I testi di Tatiana Tolstaya sono caratterizzati da una conoscenza ammirabile della natura umana accompagnata da commenti sofisticati e precise osservazioni sulla società contemporanea. Qui la storia è ironicamente compassionevole, grottesca e triste. Due uomini dall’aspetto piuttosto rozzo entrano furtivamente in un appartamento fatiscente. Il primo si cala nei panni della donna che lo ha abitato, Sonja, dall’esistenza piena di contrasti e di contraddizioni: sognatrice, bruttina, sola, ingenuamente romantica, ma anche eccellente cuoca e buona sarta; il secondo si trasforma nella proiezione immaginaria sia degli uomini che Sonja non ha mai avuto, sia della società crudele che l’ha circondata, usata, e fatta soffrire fino alla disperazione.

É la storia di una donna semplice, vittima di un crudele scherzo dei vicini: una vicenda che Alvis Hermanis, con un geniale espediente di immedesimazione metateatrale, riesce a raccontare ribaltando finzione e realtà. Gli interni sono ricreati con una minuziosità ai limiti dell’ossessione feticista: una cupa abitazione russa degli anni ‘30 con oggetti d’uso comune così numerosi da arrivare quasi a soffocare gli spettatori: credenze, fornelli, pentole, asciugamani, macchine da cucire, catini, letti, comodini e vecchie poltrone. I due attori in scena recitano il mondo intero passando da un registro all’altro con sorprendente facilità – dal burlesco al tragico, dall’umoristico al patetico.

É un ritratto impietoso dell’ordinarietà e della miseria dell’esistenza, e allo stesso tempo è il racconto della caparbia determinazione di Sonja a vivere fino in fondo il SUO sogno. É uno spettacolo dall’equilibrio precario di rara delicatezza, creato senza alcun artificio esteriore o forzato teatralmente, come se, attraverso l’incastrarsi delle storie, il legame dei destini e la mescolanza dei registri, l’esistenza congelata di Sonja riuscisse, come per magia, a rivivere davanti ai nostri occhi.

Il personaggio di Sonja creato da Tatjana Tolstaya combina numerosi contrasti: un aspetto sgradevole e un mondo interiore sensibile, una vita dura e una solitudine lieve. Mi sono affidato a un attore maschio per svelare queste contraddizioni sottili. Non è uno scopo in sé – trasformarlo in una donna. La questione è comprendere una donna. Non porto l’attore a far finta di essere una donna. Il lavoro cerca di creare un’immagine femminile, un carattere, e di parlare di un’anima. Dubito che l’anima possa avere un sesso. Lo spazio e l’autenticità del contesto hanno un grande ruolo in questo allestimento che si realizzano grazie al reale uso di oggetti d’antiquariato. Questo perchè l’universo degli oggetti e delle appartenenze dicono molto dell’essenza umana. (Alvis Hermanis)

Info:
Teatro Franco Parenti – Via Pier Lombardo, 14 – Milano
Orari spettacoli: Venerdì 30 settembre ore 21.15 – Sabato 1 ottobre ore 19.30 – Domenica 2 ottobre ore  16.30
www.teatrofrancoparenti.it

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook