La leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskij

di Raffaella Roversi
Aperta la stagione teatrale al Parenti con un testo all’insegna della letteratura russa, letto da Remo Girone

La Leggenda del grande Inquisitore, testo estratto da “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij e letto da Remo Girone, ha aperto la stagione teatrale all’insegna della letterature russa del Franco Parenti. La serata speciale del 12 settembre, che ha visto il tutto esaurito, è stata preceduta da  una conferenza di Massimo Cacciari sul tema della libertà dell’uomo in Dostoevskij. Repliche  fino al 14 settembre. Nell’arco dell’anno poi, il viaggio “dentro l’anima russa”  proseguirà con spettacoli in lingua russa sotto la regia di Nekrosius ed Hermanis,  con incontri, fiabe e finanche brunchs filosofici.

Girone ci parla di Ivan Karamazov che narra al fratello Alesa una storia che sta scrivendo. Cosi con la sua voce dapprima vellutata,  ci accompagna in una Siviglia del 1500, in una giornata cupa dove si sente ancora l’odore acre dei corpi degli eretici bruciati sui  roghi il giorno prima, al cospetto delle più grandi autorità.

Ed è per le vie di questa  città impaurita e annerita dal fumo dei roghi che Cristo decide di tornare non secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso “come folgore che splende dall’Oriente all’Occidente”, ma inaspettato, silenzioso, solitario. Ed ecco che  tutti Lo riconoscono, sono  attratti da Lui, Lo circondano, Lo adorano gli chiedono miracoli che lui non fa per “dimostrare” ma per mostrare il suo amore. Ma anche il Grande Inquisitore lo riconosce e non esita un attimo ad additarlo alle guardie e farlo imprigionare non come semplice eretico, ma come nemico supremo. E quando scende la notte, lui, il grande inquisitore andrà ad interrogarlo. “Che cosa sei ritornato a fare?..nulla puoi aggiungere a quello che hai già detto… Perché sei venuto a distruggere tutto l’edificio che noi abbiamo costruito…?”

E la sua voce, dapprima ruggente di rabbia si fa a tratti tremante. Gregorio, cosi si chiama il grande Inquisitore, in greco colui che veglia, che non dorme mai. E cosi Gregorio aveva fatto nella sua giovinezza quando il fuoco dell’amore divino gli ardeva in petto impedendogli finanche di dormire. Anche lui aveva creduto in Cristo, anche lui aveva sofferto di privazioni, aveva resistito alle tentazioni, si era cibato di radici e locuste nel deserto. E poi…poi aveva capito….”L’uomo è  piccolo, debole, peccatore… noi vogliamo il suo vero bene.. non tu; tu avresti fondato il regno universale e dato la pace universale con il pane, con il miracolo  e con  la forza. Ma rinunciasti a trasformare le pietre in pane, ad abbracciare la spada di Cesare, a buttarti giu dal tempio. Volevi che l’uomo fosse libero che si cibasse di pane celeste, che non barattasse il pane celeste per quello terreno”. Ma non hai voluto conoscere il mondo, per presunzione, perché non vuoi bene agli uomini. Noi  (la Chiesa) invece si, gli diamo il pane, l’aggregazione, l’autorità cui genuflettersi,  il miracolo; gli consentiamo finanche di peccare, per poi assolverlo e soprattutto lo liberiamo dal peso della libertà di scelta tra il bene e il male e  la liberazione dalla libertà è la liberazione dalla responsabilità.

E la voce di Gregorio trema e si accanisce, come il potere che rappresenta, verso un Cristo che guarda in silenzio, che non risponde anche se interrogato. Ed anzi, quando il suo destino sembra segnato, quando è chiaro che sarà bruciato su un rogo di la a poche ore, tra le urla di giubilo di quelli stessi che oggi lo avevano acclamato, si alza e bacia il suo accusatore. Lo bacia in viso, con tutta la misericordia e la compassione per le sue paure di uomo, per la sua voglia di perfezione, per i suoi errori, come simbolo di amore  nonostante tutto. E questo bacio  riscalda il cuore del grande inquisitore, lo turba, lo sconcentra dai suoi propositi vendicativi. E  tremante indica la porta della cella al Cristo perché scappi inghiottito nella notte del dubbio.

Teatro Franco Parenti – Via Pier Lombardo, 14 Milano
Prenotazioni allo 02.59995206 – Informazioni 02.59995260 www.teatrofrancoparenti.it

 

14 settembre 2011

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