Il «mantra» di Vinicio Capossela e la Banda della Posta a Ceglie Messapica

Il «mantra» di Vinicio Capossela e la Banda della Posta a Ceglie Messapica

vinicio♫♪ Heaven, I’m in Heaven (Paradiso, mi sento in Paradiso)

And my heart beats so that I can hardly speak (E il mio cuore batte così forte che mi è difficile parlare)

And I seem to find the happiness I seek (E mi sembra di trovare la felicità che cerco)

When we’re out together dancing, cheek to cheek. (Quando balliamo insieme, guancia a guancia)♫♪

Cantava così Frank Sinatra nella sognante Cheek to cheek, scritta da Irving Berlin e portata in scena per la prima volta da Fred Astaire nella pellicola del 1935, Top Hat. Ma chi ci ha permesso di rivivere le rosee atmosfere di un tempo, in cui si era soliti ballare appunto, «guancia a guancia»? Il grande bandolero italiano, Vinicio Capossela, apre le danze (è proprio il caso di dirlo!) in un concerto organizzato il giorno di Ferragosto, nella splendida cornice di Ceglie Messapica (Br). Un grande successo, testimoniato dalla significativa affluenza di pubblico, all’insegna dei “balli da sposalizio” della tradizione italiana. Polke, mazurke, valzer, tango da danzare rigorosamente “cheek to cheek”, come annunciava ad ogni brano il cantautore. Ad accompagnarlo, la Banda della Posta, nella sua nuova formazione e al debutto con l’album Primo Ballo, così composta: Giuseppe Caputo detto il “Matalena” (violino), Franco Maffucci “Parrucca” (chitarra e voce), Giuseppe Galgano “Tottacreta” (fisarmonica), Giovanni Briuolo (chitarra e mandolino), Vincenzo Briuolo (mandolino e fisarmonica), Giovanni Buldo “Bubù” (basso), Antonio Daniele (batteria), Crescenzo Martiniello “Papp’lon” (organo), Gaetano Tavarone “Nino” (chitarre), Vito “tutto musica” (strumenti) e Canio Zarrilli (fotografie e proiezioni). Nel discorso di esordio alla sua nuova avventura artistica, Capossela intervistato, spiegò il senso magico della musica da matrimonio bandistica: «Lo sposalizio è stato il corpo e il pane della comunità. Il mattone fondante della comunità. Veniva consumato con il pane e con la musica. Questa musica che accompagnava il rito, era musica umile, da ballo, adatta ad alleggerire le “cannazze” di maccheroni e a “sponzare” le camicie bianche, che finivano madide e inzuppate, come i cristiani che le indossavano». Il 15 agosto 2013, è stata però la camicia bianca di Vinicio a trasudare allegria e furore. Il cantante di origini irpine (il padre nacque a Calitri in Campania, stessa città d’origine della Banda della Posta), oltre a coinvolgere il pubblico con la sua voce roca e profonda, riconoscibile fra milioni, si è esibito nei balli suggeriti dall’orchestra, nel tripudio generale di Ceglie Messapica. La ridente cittadina pugliese, sorta nel XVII sec. a.C. come antica colonia greca, ha avuto l’onore di ospitare nella sua piazza principale, un Capossela scatenato che spesso incitava al microfono: «Lasciate perdere le foto! Ballate! Prendete una dama o un cavaliere e ballate! Chi non ce l’ha, balli anche con una scopa!». E sotto gli occhi increduli e totalmente conquistati della platea, il buon Vinicio si esibisce davvero in una sgangherata danza con una scopa. Stelle filanti, coriandoli. Una festa, quella nella città brindisina; un inno alla gioia collettiva e al delirio, sottolineata dal grido dell’artista al microfono, “Abbundanza!”. Osservare i volti estasiati di persone di ogni età, ha fatto comprendere la reale forza artistica del Capossela folk che ha infiammato la piazza: riunire in un’unica atmosfera goliardica e tradizionale, diverse generazioni di pubblico. Una condivisione davvero emozionante, tradotta dai cori che accompagnavano i grandi successi di Vinicio, come Pena de l’alma e Che cosss’è l’amor. Come dimenticare un momento artistico così intenso ed appagante? Non ci rimane che continuare a seguire questo poeta cantore nelle sue sempre più interessanti evoluzioni. Ma prima di andare via, vi lascio proprio con alcuni versi della dolce e ultraterrena Pena de l’alma:

♫♪ Che farò lontan da te pena dell’anima
senza vederti, senza averti, nè guardarti
anche lontano non vorrò dimenticarti
anche se è ormai impossibil il nostro amor

Come levare via il profumo al fiore?
Come togliere al vento l’armonia?
Come negar che ti amo vita mia?
Come togliermi in petto questa passion?

E a veder che crudel destino ora ne viene
ma che l’ombra ora ci prenda più mi addolora
Il mio cuore mi dice che non può seguirti ancora
e nemmeno questa angustia sopportar.♫♪

Sarah Jay De Rosa

19 agosto 2013

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