La Rivolta degli Oggetti, una tempesta di libertà

La Rivolta degli Oggetti, una tempesta di libertà

Tre corpi un solo spirito

Quarantaquattro anni fa prendeva vita per la prima volta il poema di Majakovskij, del 1913, ad opera di tre artisti uniti da una visione collettiva di assemblare e interpretare il teatro. La compagnia La Gaia Scienza, fondata da Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari e Alessandra Vanzi, torna a dare nuova linfa a uno spettacolo cardine per l’epoca della controcultura romana degli anni 70. Questa volta la performance diviene un’eredità offerta a tre nuovi e giovani artisti, che sapranno incarnare quello spirito ribelle e ricercatore di coloro che li hanno preceduti.

Un palco vuoto, o quasi, accoglie tre attori deframmentati (Dario Caccuri, Carolina Ellero, Antonino Cicero Santalena), che esaltano i propri strumenti per crearsi intorno una sconquassante baraonda, in cui corpo e parola entrano in simbiosi e prendono vita. Schegge impazzite, ma delicate e poetiche, si lanciano in uno spazio immenso. La parola e i monologhi tratti dal poema dell’artista russo, incarnano la spasmodica e folleggiante necessità di libertà artistica e culturale. In questo modo il palcoscenico diviene una cassa di risonanza ancor più potente, e l’eco delle loro voci e dei loro corpi si ingigantisce fino a deflagrare. Lo spazio scenico diventa anche un’aggraziata metafora sociale di vuoto universale, all’interno del quale un grido lacerante e ossessivo si smarrisce, o forse no. Starà allo spettatore comprenderne il valore, perché questo spettacolo rappresenta un urlo di battaglia, un motto che descrive il cameratismo di artisti, poeti e gente di cultura, vilipesi dalla sgraziata ignoranza, tanto allora quanto oggi. Gli oggetti in scena appaiono come appendici degli attori stessi, che se ne servono per ricreare micro sequenze immaginifiche e amplificare la portata del loro messaggio. Non esistono ruoli, il concetto di personaggio è qui scomposto in una più ampia visione creativa. Come detto, gli artisti sono strumenti, e dai loro corpi prendono forma le realtà più varie che cavalcano le onde del tempo, lungo un secolo e oltre di storia. Gli attori sono servi, schiavi, padroni, tiranni, inventori e nobili; sono lapilli di lava che non si estinguono né si solidificano mai. La scena è una tessitura di tre anime dissociate, unite da un filo d’argento invisibile, come d’argento sono le ombre e i fulgori essenziali ma mai scontati modellati da Tiziano Di Russo. Il lavoro di questi tre giovani interpreti, che spaziano dentro un turbine di teatro danza e prosa surreale, è struggente e grandioso, merito altresì di un lavoro di regia potente e elaboratamente ricamato.

La necessità di certe opere nel 2020

Forse nessuno si sarebbe immaginato quanto attuale potesse essere questa performance. Certo, nel ventunesimo secolo italiano e non solo, La Rivolta Degli Oggetti appare come una spada contro la modernizzazione sfrenata e quasi ossessiva, che deruba l’uomo di ogni principio etico. A volte i corpi e le voci dei performer ritagliano sagome di alienazione estrema, come a voler riflettere la devastazione individuale, culturale e morale, provocata dagli eccessi tecnologici e dalla banalità donata da Internet. A questo si unisce una globalizzazione che sta lentamente spazzando via ogni identità, a favore di una confusa massa isterica senza arte né parte.

Questo bisogno si rinnova anche nel 2020, dopo che il coronavirus sembra aver piantato l’ultimo chiodo in una bara sgangherata e marcita ancor prima di essere deposta sottoterra. L’incertezza e la desolazione che avviluppano gli artisti, abbandonati a se stessi, a normative prive di decenza e coerenza, trasformano questo spettacolo in un grido di protesta. Una società nella quale la cultura si sta sbriciolando, e lo si vede dai modelli culturali che ispirano i più giovani, dalle guerre intestine combattute tra chi nel mondo artistico può e chi no. Questo spettacolo è vitale! Ne nascano altri dieci o centomila simili. Sia mai che un giorno questo grido di bisogno smetta di essere muto e venga accolto dalle orecchie di chi realmente dovrebbe ascoltarlo.

Lo spettacolo è visionabile sul sito di Raiplay

 

La Gaia Scienza – La rivolta degli oggetti

di Vladimir Majakovskij

con testi e regia Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari, Alessandra Vanzi

interventi scenografici Gianni Dessì

con Dario Caccuri, Carolina Ellero, Antonino Cicero Santalena

tecnico luci Tiziano Di Russo

assistente di produzione Ottavia Nigris Cosattini

Produzione Fattore K. 2019 in coproduzione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale,

Romaeuropa Festival e Emilia Romagna Teatro Fondazione

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook