Teatro digitale a Roma. Cosa resterà delle tante iniziative in streaming?

Teatro digitale a Roma. Cosa resterà delle tante iniziative in streaming?
Un fondale digitale realizzato per l'Opéra de Nice, Adriana Lecouver (Fonte: Nicolas Bovey )

Se c’è un’idea che ha sempre fatto accapponare la pelle ai puristi del teatro, e storcere il naso anche ai meno avvezzi, questa idea è certamente quella di uno spettacolo teatrale completamente in streaming. Eppure, in tempi di Covid-19, l’idea di proporre al pubblico rappresentazioni e spettacoli in digitale sembra essere l’unica possibilità per continuare a godere del teatro e dei suoi contenuti.
Un’ipotesi, tra l’altro, recentemente avvalorata anche dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, dettosi favorevole alla nascita di un portale streaming dedicato alle bellezze del nostro Paese, una «Netflix della cultura» insomma.

Sempre più compagnie teatrali stanno quindi abbracciando la modalità 2.0, inaugurando una vera e propria stagione digitale, un azzardo che fino a pochi mesi fa avrebbe creato scalpore e che ancora oggi in realtà sembra rimanere una questione divisiva. Il commento di Andrea Porcheddu su Gli Stati Generali è stato eloquente a riguardo: gli spettacoli «vissuti così, come scintillante continuazione “nonostante tutto”, mi appaiono manifestazioni di ostinata volontà, di accanimento creativo a senso unico (…) in quell’enorme centro commerciale che è il web». 

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Il Teatro Argentina (Fonte: Teatro di Roma)

Ciononostante, il digitale sta facendo riflettere molto sulle sorti future e sulla necessità di rinnovamento del palcoscenico, e in tutto il mondo si sta facendo largo (un po’ per necessità, un po’ per passione) questa nuova modalità di fruizione. Una scelta audace, quanto ineludibile, che oggi permette non solo ai professionisti di proseguire nelle proprie attività artistiche, ma che ha anche una forte valenza simbolica.

Anche Roma apre quindi le porte (o meglio, i portali) a tutti coloro che, come un mantra, “restano a casa”, offrendo iniziative di vario genere e riuscendo a mantenere i contatti in un momento in cui il distanziamento sociale e l’isolamento segnano il quotidiano di ognuno.

Le iniziative a Roma

Le iniziative a Roma sono molte e varie. Il Teatro di Roma  continua a presentare la rassegna delle produzioni dei teatri Argentina, India e Torlonia sotto l’hashtag “TdRonline”, ora alla quinta settimana di attività, offrendo al pubblico contenuti originali fra cui spettacoli, radio e talks.

Altrettanto importante l’operazione del Teatro dell’Opera, che per questa stagione di teatro digitale propone quotidianamente al pubblico spettacoli di archivio, tra cui produzioni famose come Tosca, Don Chisciotte, La Boheme, Madama Butterfly, ma anche podcast, promuovendo l’idea che fa da sfondo all’intera iniziativa come espressa dal sovraintendente Carlo Fuortes, per cui «il teatro è innanzitutto una comunità di persone che in questi momenti difficili deve continuare a essere unita e a comunicare».

Non manca fra le adesioni a iniziative simili il Teatro Eliseo, che in streaming sulla propria pagina Facebook e sul suo canale Youtube ripropone i video integrali di alcune produzioni note, come Il discorso del re e Cyrano de Bergerac.
Anche il Teatro de Servi si attiva, e sotto l’hashtag #teatroinstreaming è costantemente impegnato sulla propria pagina Facebook.

Molte sono anche le iniziative per i più giovani, forse i più importanti destinatari di questa stagione digitale. Attività sulle proprie pagine social, come quelle del Teatro Le Maschere e del Teatro Verde, riescono infatti a mantenere il contatto con un pubblico che è nato e cresciuto con internet, tra fiabe e racconti, marionette e gioco.

Il digitale convince infine anche per la continuazione dei corsi e delle lezioni dedicate agli studenti delle accademie. Tra queste, evidenziamo le iniziative promosse dal Nuovo Teatro San Paolo, che oltre alle serate a tema offre concorsi e attività creative rivolte a tutti, e dall’Accademia di recitazione, drammaturgia e regia del Teatro Brancaccio, che prosegue la didattica a distanza.

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Il Teatro Le Maschere (Fonte: Teatro Le Maschere)

Cosa resterà?

Marzo 2020 è stato dunque un mese particolare, non solo il mese della giornata mondiale del teatro ma anche e soprattutto un mese di stop e tentativi di rinnovamento.
Il Teatro Argot  ha per esempio predisposto un indirizzo e-mail per immaginare il “teatro di domani”, e la domanda su cosa resterà di questa stagione digitale non può che sorgere spontanea. La risposta, d’altro canto, non può dirsi altrettanto sicura.

Ciò che è certo è che tutto il mondo sta prendendo parte a questo genere di iniziativa, da Roma a Milano (qui il nostro approfondimento su [email protected]) passando per Londra, Parigi, New York, Sidney e molte altre capitali mondiali. I teatri di ogni paese stanno cercando di reinventarsi e di rimettersi in gioco attraverso modalità poco ortodosse (come anche hanno fatto molti altri enti culturali) e puntando sul digitale, riuscendo così a rimanere presenti ed attivi nonostante le difficoltà.

Certo, la scelta ad oggi è obbligata, e non ci sono dubbi sul fatto che un “teatro da casa” si veda costretto necessariamente a sacrificare alcuni dei tratti fondamentali dell’esperienza teatrale (come il concetto di compresenza e partecipazione diretta). Ma è anche evidente, ed è importante sottolineare, come queste iniziative non stiano nascendo allo scopo di snaturare o sminuire il vero senso del teatro: piuttosto, ne stanno reclamando l’urgenza e la necessità, specialmente in un tempo in cui ogni intrattenimento sembra dover rimanere circoscritto nel perimetro di quattro mura.

È in questo modo che l’idea di un teatro digitale diventa un’occasione di arricchimento e condivisione. Una condivisione, oltre che sociale ora anche social, che se ben orientata al futuro saprà integrarsi, senza sostituirsi, alle normali modalità. Fra le note positive di questi rinnovamenti c’è sicuramente la riabilitazione di vecchi siti-web ormai caduti in disuso e la diffusione di contenuti d’archivio, che messi a disposizione gratuita stanno raggiungendo un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo. Internet sta inoltre rendendo più semplici le comunicazioni, solidificando quei rapporti che oggi, in assenza di altri mezzi, sarebbero destinati ad allentarsi.

Uno strumento utile quindi non solo agli appassionati, che attraverso lo streaming possono riscoprire vecchi spettacoli e osservarli (letteralmente) da una nuova prospettiva, ma atto anche a creare un teatro più accessibile ed inclusivo. Per questo, con il ritorno alla normalità, siamo certi che la stagione digitale non avrà segnato il declino del teatro nella sua concretezza (come alcuni temono), ma avrà invece permesso, ad un livello orizzontale, una maggiore diffusione e conoscenza di ciò che significa realmente fare ed essere a teatro. Attendiamo quindi fiduciosi la riapertura dei sipari, confidando nel fatto che, anche da una parentesi nera, sapremmo trarre una qualche eredità.

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