‘Raccontami di noi’, il puro disincanto della storia

‘Raccontami di noi’, il puro disincanto della storia

La storia narrata dall’arte, la massima forma di sublimazione della ricerca umana attraverso la propria sensibilità. Dalla bruma del passato si evoca l’ispirazione per plasmare nuove anime, inserite in trame nodose e intrecciate tra loro, come le storie di donne e uomini mai raccontate. Storie destinate a soccombere all’imperituro moto del tempo, dentro vecchi bauli, in soffitte o cantine anguste. Carlotta Tommasi, autrice e regista di Raccontami di noi, immagina di poter riesumare dalla polvere delle memorie dimenticate una storia estremamente reale, triste e crudele; un racconto che unisce personaggi e circostanze legati assieme da vecchie epistole.

Due sorelle trafficano nella soffitta della casa appartenuta alla nonna. Da un baule emergono ricordi, giochi d’infanzia e i simboli di un sereno passato. Le due scoprono altresì una raccolta di lettere d’amore legate alla storia della loro famiglia. Uno scambio epistolare rimasto muto fino a quel momento e che riprende vita attraverso la voce delle due ragazze. Scopriranno che la loro nonna per tanti anni è stata la fedele custode di una storia d’amore impossibile, quella tra una giovane di sangue ebraico e un futuro ufficiale delle SS. Un amore destinato alla distruzione e ostracizzato dalla stessa donna, nonna delle due ragazze, la quale nonostante gli stretti rapporti con esponenti del regime nazista non temeva di nascondere la famiglia della giovane innamorata dagli occhi della polizia, a rischio della propria vita. Un amore improbabile, eppure una storia come ce ne sono tante, disseminate in giro per il mondo, laddove siano state intaccate dalle tragiche controverise della seconda guerra mondiale. Sono storie fatte di contraddizioni, di idealismi malsani e fugaci, che si dissolvono in fretta, ma che nel contempo confondono la mente, portando le persone a compiere scelte estreme, per sé e per gli altri. Le immagini e le parole rievocate dalle lettere prendono forma per mezzo di coloro che ne sono stati gli autori. I personaggi tornano sulla scena per rivivere tragedia e dolore; il loro amore appassionato ma condannato dalla follia umana. Emergono dalle ombre della sala come inquieti spettri bramosi di raccontarsi a un pubblico invisibile; spettri smaniosi di essere uditi, compresi, come se rivivere la propria esistenza potesse in qualche modo offrire loro la pace. La storia però è incisa in un racconto ben definito, racchiuso nelle lettere di questi amanti che non possono più cambiare le sorti del loro fato avverso, per  volontà loro o per quella di qualcun altro.

Ancora una volta si può assistere alla semplice meraviglia che si eclissa oltre la natura umana. Ci si commuove, si applaude, si riflette, ma per cosa? Per le vicende nate dietro a un grande personaggio del passato, o un eroe indimenticato dei libri di storia? No, non qui. Il fascino sta nel lasciarsi incantare da una storia come tante; di uomini e donne che vivono la quotidianità di quel tempo. Quella routine che all’uomo moderno appare straordinaria, incredibile, eppure quei personaggi l’hanno vissuta davvero.

L’elemento che permea l’intera struttura dello spettacolo è l’amore, seppur lontano anni luce dall’essere un sentimento idealizzato, teneramente shakespeariano. Questo spettacolo propone un amore umano, psicologico, forte delle debolezze e dei mutamenti dettati dagli eventi. Il libero arbitrio si frappone tra due giovani innamorati, tra chi ha il privilegio di poter scegliere il proprio destino e si tuffa volontariamente verso il baratro della miseria e chi invece sceglie di essere innocente, nonostante un futuro già segnato. I personaggi vivono e muoiono, ma il loro ricordo resta indelebile. Poi esistono figure che non hanno goduto del privilegio di poter lasciare un’impronta di sé attraverso le lettere, venendo così accantonate dalla storia, rigettate ed obliate, come lo sono state per tutta la vita. Ѐ il caso di una giovane prostituta, bellissima e invisibile, disprezzata ma necessaria. Una donna la cui forza è stata temprata dai soprusi subiti dai militari, meschini e brutali, smaniosi di appagare su di lei la propria sete di potere e megalomania. La donna però ha imparato a sopravvivere ed è diventata lo sguardo che vigila su un mondo caduto in disgrazia come quello di settanta e oltre anni fa.

Raccontami di noi è una storia umana e finemente reale, i cui interpreti si lanciano con coraggio tra le braccia di un pubblico che si lascia ammansire dal piacevole soffio della storia. Il passato sa essere amaro e meraviglioso e qui ritorna attraverso una delle sue voci più romantiche: le lettere. Parole incise su carta che conservano tutta la potenza di quando sono state concepite. Questo spettacolo, che segna la prima regia di Carlotta Tommasi, è l’occasione perfetta per disegnare nel proprio cuore il ricordo di cha ha vissuto nel dramma della guerra, ma prima d’ogni altra cosa, ha vissuto.

Lo spettacolo è andato in scena presso l’auditorium dello Spin Time Labs, in via di S. Croce in Gerusalemme, dal 28 febbraio al 1 marzo.

 

RACCONTAMI DI NOI

Testo e regia: Carlotta Tommasi

Con: Pamela Vicari, Enrica Costantini, Veronica Rivolta,

Leonardo Conte, Carolina Vecchia, Elisa Torri, Federica Corti, Roberta Flamini, Carlotta Ceci

Assistente di regia: Alessandro di Rienzo

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